Nonostante i tanti annunci di Trump, la situazione a Hormuz resta bloccata e in tutto il Medio Oriente il rischio che riprenda la guerra da un giorno all’altro è purtroppo un’ipotesi sul tavolo. Il caos nello Stretto va avanti ormai da quasi tre mesi e la crisi energetica in corso non la nega più nessuno. Particolarmente complicata è la questione legata al carburante per gli aerei. Dai dati operativi di quasi 300 aeroporti emerge che i costi strutturali del carburante stanno intaccando gli utili dell’alta stagione. Inoltre, gli aeroporti europei hanno aumentato le scorte di carburante del 62%, in vista di ulteriori interruzioni dell’approvvigionamento.
Ma le compagnie aeree europee che operano su rotte a lungo raggio devono fronteggiare anche un altro problema, non solo il cherosene scarseggia ma bisogna anche fare viaggi più lunghi per evitare le zone a rischio. Tutto questo ha dei costi che potrebbero superare gli 8 miliardi di dollari tra maggio e agosto 2026, stando a un nuovo report sui dati operativi pubblicato da i6 Group , un leader globale nell’ambito della tecnologia integrata di gestione del carburante per l’aviazione. Il tutto si traduce inevitabilmente in un incremento dei prezzi dei biglietti.
Il report, “Middle East Conflict: Summer 2026 Outlook” si basa su transazioni di rifornimento effettive registrate in quasi 300 aeroporti in tutto il mondo dalla piattaforma Fusion6 di i6 e fornisce informazioni sui costi del conflitto finora e su come potrebbe incidere sui viaggi nel periodo estivo, in base alla fornitura corrente di carburante e dati relativi al rifornimento degli aerei. Le previsioni non sono rassicuranti.

