Oltre 4 miliardi di euro di danni economici potenziali e il 95-99% del traffico internet intercontinentale europeo concentrato nei cavi sottomarini che approdano anche in Sicilia: è questo lo scenario delineato da elaborazioni basate sui modelli Lloyd’s of London e sui dati Clusit 2026 sul rischio infrastrutturale italiano. In un contesto segnato da cyberattacchi crescenti, conflitti vicini al Mediterraneo e guerra ibrida, il tema dei cavi sottomarini sta diventando una delle questioni più strategiche per la sicurezza economica europea. Un eventuale attacco coordinato alle infrastrutture digitali italiane potrebbe paralizzare comunicazioni, credito, logistica, energia, pagamenti digitali, servizi pubblici e attività di migliaia di aziende.
Lloyd’s of London stima che un grande cyberattacco alle infrastrutture globali possa generare 3,5 trilioni di dollari di perdite in cinque anni. Applicando la quota italiana — certificata dal Rapporto Clusit 2026 in 9,6% di tutti gli attacchi informatici gravi mondiali, a fronte di appena il 2% del PIL globale — la stima proporzionale per l’Italia in uno scenario di attacco coordinato alle telecomunicazioni supera i 4 miliardi di euro.
“Quando diciamo che un attacco alle telecomunicazioni italiane – spiega Claudio Fratocchi, Managing Director di Scientia Consulting e CEO di Energieering – vale 4 miliardi di euro, non stiamo facendo allarmismo: stiamo applicando modelli attuariali certificati a una vulnerabilità geografica documentata. Il 95% del traffico internet mondiale passa sotto il mare. In Sicilia approdano oltre venti di quei cavi. Tre sole navi nell’intera Unione Europea possono ripararli. Se venissero colpiti simultaneamente, il ripristino richiederebbe mesi — e ogni giorno di blackout digitale significa miliardi bruciati in credito, logistica, energia, sanità. Non è una questione tecnica. È una questione di sicurezza economica nazionale”.

