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Cronache

di Antonino D'Anna

Per il momento, in attesa di vedere che cosa sarà suggerito dal Sinodo straordinario sulla Famiglia in programma per il periodo tra il 5 e il 19 ottobre dell'anno prossimo, le parole pronunciate da Papa Francesco in tema di famiglia riprendono la traccia segnata da Benedetto XVI a giugno del 2012 in occasione dell'Incontro Mondiale delle Famiglie tenutosi a Milano. In quell'occasione Joseph Ratzinger aveva affermato: “Il problema dei divorzi e dei risposati è una delle grandi sofferenze della Chiesa di oggi” e dato un segnale di attenzione, prima di tutto rivolto alle parrocchie, nei confronti dei divorziati risposati: “Possiamo solo aiutare le parrocchie e i singoli promuovendo la prevenzione, approfondendo l’innamoramento, aiutando le coppie e accompagnarle durante il matrimonio affinché le famiglie non siano mai sole ma siano accompagnate nel cammino di ogni giorno”. E ancora: “Devono sentire l’amore della Chiesa, devono sentirsi amate e accettate anche se non possono ricevere l’eucarestia, devono vedere che anche così vivono nella Chiesa, anche se non c’è la confessione l’amicizia con una sacerdote è importante. Possono sentire l’eucarestia e essere spiritualmente nutriti in Cristo”.

E con la Santa Messa di ieri, a conclusione della Giornata della Famiglia nell'Anno della Fede, il successore di Ratzinger, Francesco, ha ripreso il tema. Ma lo ha fatto ancora prima il 25 ottobre parlando al Pontificio Consiglio per la Famiglia riunito in sessione plenaria: “Proponiamo dunque a tutti, con rispetto e coraggio, la bellezza del matrimonio e della famiglia illuminati dal Vangelo! E per questo ci avviciniamo con attenzione e affetto alle famiglie in difficoltà, a quelle che sono costrette a lasciare la loro terra, che sono spezzate, che non hanno casa o lavoro, o per tanti motivi sono sofferenti; ai coniugi in crisi e a quelli ormai separati. A tutti vogliamo stare vicino con l'annuncio di questo Vangelo della famiglia, di questa bellezza della famiglia”. Vicinanza, far sentire l'amore della Chiesa: tema comune al predecessore. Se Benedetto ha gettato il seme, Francesco ora pensa a farlo germogliare. Toccherà soprattutto al Sinodo straordinario dell'anno prossimo. E che bisognerà arrivare a soluzioni e decisioni universali, senza fughe in avanti, lo ha detto padre Federico Lombardi nei giorni scorsi presentando il Sinodo e sottolineando che “In questo contesto proporre particolari soluzioni pastorali da parte di persone o di uffici locali può rischiare di ingenerare confusione”. Una bacchettata ai vescovi tedeschi, in particolare la diocesi di Friburgo che all'inizio di ottobre ha pubblicato un documento che apriva alla comunione ai divorziati. A questo si somma il documento pubblicato il 23 ottobre sull'Osservatore Romano da Gerhard Muller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, che ha bocciato la soluzione “ortodossa”: “Oggi nelle Chiese ortodosse esiste una varietà di cause per il divorzio, che sono solitamente giustificate con riferimento alla 'oikonomìa', la clemenza pastorale per i singoli casi difficili, e aprono la strada a un secondo o terzo matrimonio con carattere penitenziale. Questa prassi non è coerente con la volontà di Dio, chiaramente espressa dalle parole di Gesù sulla indissolubilità del matrimonio”. E poi chiarisce: siccome nel diritto canonico esistono norme di diritto divino (e cioè poste direttamente dal Signore nella Scrittura e confermate o abrogate nel Vangelo), e norme di diritto umano (e come tali modificabili), il principio dell'indissolubilità del matrimonio è una norma di diritto divino. Dunque la Chiesa non può fare nulla in questo campo: un divorziato cattolico non può accedere a un nuovo matrimonio con la soluzione “ortodossa”. La soluzione, insomma, per l'ex Sant'Uffizio resta il processo canonico che ha il suo culmine nella Rota Romana: far dichiarare la nullità delle nozze, che non vuol dire divorziare, ma riconoscere le cause che rendono un matrimonio nullo. Ossia come se non fosse mai stato celebrato.

C'è però una terza opzione. Sandro Magister, nel commentare il documento di Muller, osserva che il prefetto della CDF cita un articolo di Ratzinger del 1998 ripubblicato su "L'Osservatore Romano" del 30 novembre 2011, nel quale Benedetto osserva che si potrebbe fare ricorso a una decisione in coscienza di accedere alla comunione, da parte di un cattolico divorziato e risposato, se il mancato riconoscimento di nullità del suo precedente matrimonio (per una sentenza ritenuta erronea o per la difficoltà di provarne la nullità attraverso il processo canonico) vada a contrastare con la sua fondata convinzione che quel matrimonio sia oggettivamente nullo. Quindi: no ad un nuovo matrimonio, ma con l'ipotesi Ratzinger se il divorziato sentisse fondatamente nel suo cuore di aver vissuto un matrimonio oggettivamente nullo (perché ad esempio sapeva che la moglie prendeva abitualmente la pillola anticoncezionale per non avere figli, ma non è riuscito a dimostrarlo nel processo canonico), potrebbe fare legittimamente la Comunione. E questo malgrado la Rota gli abbia negato la nullità. Una soluzione interessante che il Sinodo Straordinario potrebbe contemplare.

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