di Fausto Lupetti
Mentana dice che Floris se la ride per il milionario accordo del suo passaggio a La7 di Urbano Cairo.
Ma Il ”bravo” presentatore Floris ha già risposto a suo tempo, quando era in Rai, che i suoi non sono soldi sborsati dal pubblico ma provengono dagli introiti pubblicitari che lui è capace di generare con il suo talk show. Più soldi dalla pubblicità più alto è il compenso del ”bravo” presentatore. Ammette che vi è un rapporto ancellare , logico, compensatorio , giustificato dalle regole del mercato, tra il suo contratto e la pubblicità.
A questo punto un dato di fatto. L’interesse personale economico del “bravo” presentatore televisivo non è quello di operare nella sfera dell’informazione e del giornalismo, di dare attenzioni e priorità ad argomenti imposti dalla drammatica cronaca sociale o realtà politica italiana e internazionale, ma è quello di mantenere alto il flusso pubblicitario del suo programma con temi, argomenti , modalità e tecniche televisive che guardano al gradimento, allo score della pubblicità e agli indici di ascolto, perché a questo e non alla informazione è agganciato il suo personale guadagno.
Conversazione spettacolo, colorita verve degli ospiti, esasperazione cinica dei toni e dei conflitti personali o politici sono le scelte, con variante tifo sinistra- destra, hard, radical chic, rissa, urlo, satira e sondaggio patacca che come è noto quando si fa sul serio è puntualmente smentito, tutto questo secondo il posizionamento scelto dai “bravi” presentatori televisivi dal nostro rappresentati.
Ma il “bravo” presentatore tratta una materia- la politica- che quando si colloca nelle regole dello spettacolo descritte ci chiede di partecipare a un gioco, al “facciamo finta che”, al divertiamoci con la politica. Un gioco che va anche bene , nessun moralismo. Basta sapere che non c’è sguardo giornalistico informativo sulla realtà sociale che genera la politica, quello è un altro racconto o narrazione, avviene in altri luoghi e ancorato ad un altro mestiere e stipendio normale del giornalista.
Il punto è questo, il “bravo” presentatore, non è un giornalista, non lavora nell’aerea culturale e professionale dell’ informazione, ma è un presentatore della rete che per ottenere il suo milionario compenso deve costruire un programma che manipola l’informazione politica piegandola alle regole della conversazione spettacolo che porta pubblicità. Dopodiché, chiarito questo, se la rida come vuole insieme a Urbano Cairo.
Ma non è escluso che i tempi del cambiamento spesso carsico e complicato che stiamo vivendo non facciano maturare un investimento flop essendo evidente una manipolazione che può diventare insopportabile, mentre crescono altri luoghi e altri media su cui divertirsi e su cui informarsi.

