Dopo il doppio funerale, a Roma e a Napoli, di Pino Daniele si torna a parlare di una morte che per alcuni poteva essere evitata. Perché prendere la macchina e affrontare il viaggio per Roma vista la gravita’ della situazione?.
Il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e il pm Marcello Monteleone, che hanno aperto un’inchiesta per omicidio colposo contro ignoti, hanno affidato l’incarico ai medici legali dell’Universita’ La Sapienza, Giorgio Bolino e Vittorio Fineschi. Agli accertamenti autoptici prendera’ parte anche il cardiologo di Perugia, Giuseppe Ambrosio. Obiettivo e’ accertare se sia vero o no che sia stato proprio l’artista napoletano, colto da malore mentre si trovava nella sua casa di Magliano, nel Grossetano, a pretendere di essere portato all’ospedale Sant’Eugenio di Roma, dove e’ arrivato morto alle 22.40 del 4 gennaio.
AUTOPSIA – Pino Daniele e’ morto per insufficienza cardiaca. La conferma viene dall’esame autoptico presso l’obitorio comunale di Napoli. I consulenti nominati dalla procura di Roma (Vittorio Fineschi, Giorgio Bolino e Giuseppe Ambrosio) e gli esperti scelti dalla ex moglie del cantante, Fabiola Sciabarrasi (Luisa Regimenti, presidente del sindacato italiano specialisti in medicina legale e Enrico Marinelli) hanno riscontrato esiti di pregressi interventi di rivascolarizzazione miocardica. Pino Daniele, e’ stato verificato durante l’esame, era affetto da una cardiopatia cronica. Non sono stati effettuati esami tossicologici perche’ non richiesti dalla procura ma sono in corso, tuttavia, ulteriori accertamenti microscopici e di laboratorio i cui risultati saranno consegnati ai magistrati della capitale nelle prossime settimane.
IL CARDIOLOGO – Dopo le polemiche torna a parlare, a Radio24, dell’accaduto anche il cardiologo del cantante napoletano, Achille Gaspardone, primario del Sant’Eugenio che aveva in cura Pino Daniele: “Domenica quando mi ha chiamato mi ha detto che aveva una sensazione di malessere. Era molto sensibile e attento, aveva un senso di malessere, questo sì. Non mi ha trasmesso ansia di una situazione più grave del solito. Non particolarmente, era già successo parecchie altre volte in vent’anni. Ho parlato sia con lui che con la compagna e gli ho consigliato di chiamare l’ambulanza per essere portato al primo centro medico, che non è detto che sia il migliore centro medico, però insomma questa è la prassi”. Credo – ha proseguito Gaspardone a Mix24 di Giovanni Minoli – che abbia chiamato e poi disdetto perché lui stava sufficientemente bene, era piuttosto stabile e preferiva andare in un ambiente dove era ben conosciuto e seguito da tanti anni, poi tutto è precipitato come può succedere nei casi di una forma di ischemia miocardica. Personalmente non credo che l’autopsia potrà dire qualcosa di più su questa tragedia, però aspettiamo i dati”.
LA CORSA A ROMA – Per salvare Pino Daniele ci sarebbe stata una corsa sfrenata da Grosseto a Roma. Alle 21.55 la macchina entrava al casello autostradale di Civitavecchia; alle 22.10 era al casello della Capitale, dopo circa 70 chilometri. Una media di circa 280 chilometri orari. E’ quanto emerge dalle ricostruzioni dei carabinieri di Orbetello.










