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Cronache

Egregio dottor Formigli,
le scrivo in relazione alla puntata di ieri sera di Piazza Pulita e in merito a una considerazione fatta da Lucia Annunziata. Commentando il gesto criminale di sabato, la Annunziata sottolineava che l’accaduto fosse inquietante perché, per la prima volta, un uomo evidentemente alterato forse anche dagli effetti della crisi anziché comportarsi come normalmente ci si aspetta in questi casi – “tentando il suicidio, andandosene via o ammazzando la moglie” - avesse maturato l’intenzione di sparare a dei politici.

Ascoltando questa frase, e notando l’assenza di una qualsiasi reazione da parte dei suoi ospiti, sono rimasto allibito, chiuso in un silenzio che anche ora che le scrivo non trova l'esatta forma per essere esternato. Potrei definire il mio silenzio come una preoccupazione per lo stato delle cose ma non mi soddisfa, non è esattamente questo.

Potremmo sentirci offesi per il senso generale della frase, dato che forse in modo non intenzionale introduce un distinguo rispetto alle vittime designate di un gesto di follia (un politico, una donna). Ma anche questo non centra completamente il punto. Pensare però di poter essere ormai totalmente assuefatti dall’idea che un uomo ammazzi la moglie ecco, sinceramente, questo sì mi spaventa. Egregio dottor Formigli, senz’altro saprà che in Italia, a giorni alterni, un uomo uccide la sua compagna, sua moglie o la sua fidanzata. Su questo dramma molti suoi colleghi – e non solo quelli che ritengono di poter intervistare un bambino di 11 anni per sapere che ne pensa del gesto del suo papà - riescono a creare casi di gossip o di inutile morbosità sul “femminicidio”, dando in un qualche modo appiglio di giustificazione agli uomini, vista la motivazione spesso passionale delle aggressioni.

Che questo accada è vergognoso, ma sembra che le regole del gioco televisivo siano queste e la maggior parte dei conduttori le segue. Ma che ieri sera, nella sua trasmissione, ci si sia in una qualche misura piegati a questa logica mi spaventa perché apre uno scenario nuovo e ancora più inquietante. Più che il commento dell’Annunziata, sono le dinamiche del pensiero – o se vogliamo il nuovo stereotipo già ben radicato – unito al silenzio dei presenti e alla mancanza di qualsiasi commento da parte di chicchessia che mi pare trasformi l’episodio in un sigillo di verità per fatto assodato, quasi archiviato. Questo è terrorizzante: gli uomini uccidono le donne, facciamocene una ragione e avanti il prossimo. Caro Formigli, mi creda, questa mia lettera non vuole essere in nessun modo un attacco alla sua persone né ai suoi ospiti di ieri sera, vuole essere solo lo spunto per una possibile riflessione comune che mi auguro lei vorrà affrontare perché si possa un giorno dire, con parole semplici, che la violenza sulle donne non deve essere considerata come atto culturalmente e socialmente ineluttabile. Come qualsiasi atto di violenza, anche questo rappresenta innanzi tutto una violazione dei diritti umani che, nel caso del genere femminile, riesco senza difficoltà alcuna a definire genocidio.

La ringrazio per l'attenzione e mi scuso per aver sottratto del tempo prezioso al suo lavoro.
A presto
Luca Lo Presti,
Presidente Fondazione Pangea Onlus

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