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Francesco-Benedetto, l’asse del Bene

di Antonino D’Anna

Nelle parole all’Angelus di domenica che Francesco ha dedicato a Benedetto c’è qualcosa di più che una semplice riflessione sulla coscienza. C’è un sentimento oggi poco di moda: il rispetto. E una punta d’ammirazione per il coraggio di Joseph Ratzinger. Ecco che cosa ha detto il Papa parlando dell’ascolto della propria coscienza: “Noi abbiamo avuto un esempio meraviglioso di come è questo rapporto con Dio nella propria coscienza, un recente esempio meraviglioso.

Il Papa Benedetto XVI ci ha dato questo grande esempio quando il Signore gli ha fatto capire, nella preghiera, quale era il passo che doveva compiere”. E ancora: Ratzinger “Ha seguito, con grande senso di discernimento e coraggio, la sua coscienza, cioè la volontà di Dio che parlava al suo cuore. E questo esempio del nostro Padre fa tanto bene a tutti noi, come un esempio da seguire”. C’è molto, in queste quattro righe appena. C’è l’affetto e la stima reciproca tra due uomini che si conoscono e frequentano regolarmente, con Ratzinger in veste di consigliere di Bergoglio quando è necessario. C’è una risposta all’attestazione di stima che il Papa emerito ha pronunciato quando l’intellettuale cattolico Lutz è andato a trovarlo nel maggio scorso e Ratzinger ha detto di essere “completamente d’accordo sul piano teologico” col Papa tedesco che lo ha preceduto. C’è un messaggio chiaro per tutti, specie per chi detiene il potere: lasciate quando, in coscienza, non ce la fate più. Non vi è chiesto l’eroismo e nemmeno l’attaccamento alla poltrona, per cui sappiate capire quando il sipario scende innanzi a voi (altrimenti ci penserà Jorge Mario Bergoglio a decapitare qualche testa in Curia, è solo questione di tempo anche se per adesso non si è visto molto). C’è infine qualcosa per lui, per chi sarà un domani Papa al posto suo.

Lo “shock” delle dimissioni, l’inaudito che aveva sconcertato non pochi cattolici davanti al gesto clamoroso di Ratzinger, è ormai assorbito. Con buona pace di chi pretendeva dal nuovo Papa una espressa dichiarazione, quella che non si sarebbe mai e poi mai dimesso. Una frase del genere ci dice che oggi un altro Papa dimissionario sarebbe perfettamente possibile, è solo questione del rapporto tra la sua coscienza e Dio. E la Chiesa non subirebbe alcun dramma o crollo. Anche questo è un segno della “normalizzazione” che Bergoglio sta imponendo alla Curia Romana, che dovrà diventare sempre più simile ad una diocesi, con il Papa primus inter pares nel segno della collegialità. Un tema che dà l’orticaria nel mondo più conservatore, ma che a Bergoglio è caro. Del resto, se i vescovi devono dimettersi obbligatoriamente a 75 anni, non si vede perché un Papa – anch’egli un vescovo – non si possa dimettere nel caso in cui non dovesse sentire più la forza e la capacità di compiere la sua missione. Sono strade nuove che i due Papi ci additano, e che non sarebbe affatto drammatico percorrere. O quantomeno provare a percorrere.