Aveva decapitato il suo datore di lavoro e attaccato un impianto di gas nel Centro-Est della Francia: Yassin Salhi si è suicidato ieri sera nella sua cella del carcere di Fleury-Mérogis, regione parigina, portando con sé la verità sulla vicenda iscritta nella lista degli attentati, con una ‘scenografia’ di matrice islamista, ma anche tanti dubbi sui reali moventi. Yassin Salhi, che non era stato segnalato come possibile suicida tra i detenuti della prigione, è morto ieri sera alle 21:15, ha riferito una fonte penitenziaria: si sarebbe impiccato a un cappio improvvisato agganciando le lenzuola alle inferriate della finestra.
Autista per una società di spedizioni, 35 anni,marito e padre di tre figli di eta’ compresa tra i 6 e i 9 anni abitava a Saint-Priest, periferia di Lione, Salhi era stato incarcerato a fine giugno dopo l’incriminazione per omicidio, sequestro di persona, danni a beni privati e violenze volontarie. Aveva sempre contestato il movente islamista delle sue azioni, sostenendo di avere ucciso il suo datore di lavoro a causa di un litigio. Secondo gli inquirenti, tuttavia, la matrice islamica è una pista valida per l’attentato che sconvolse la Francia lo scorso giugno, 5 mesi dopo la strage nella redazione di Charlie Hebdo.
Salhi, a bordo di un’auto, fece irruzione nello stabilimento di gas industriale Air Products a Saint-Quentin-Fallavier, una trentina di chilometri da Lione, lanciandosi contro bombole di gas e provocando uno scoppio in cui rimasero ferite due persone. Ma prima di entrare nell’impianto in cui si recava regolarmente per delle consegne, aveva ucciso il suo datore di lavoro, Hervé Cornara, l’aveva decapitato, e si era fermato all’ingresso dell’impianto per infilzare la testa sulla recinzione, lasciando il corpo poco lontano. Sulla macabra scena erano state ritrovate scritte in arabo, di matrice islamista.
Yassin tento’ anche di far saltare in aria l’impianto ma fortunatamente l’azione falli’. Era recluso in una cella di isolamento ma non era consideato a rischio suicida. Malgrado avesse smentito motivazioni di estremisimo religioso dietro il suo gesto la procura stava gestendo il caso come un atto terroristico.

