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“Hayat è in Siria”. Dubbi sul complice di Coulibaly

La compagna di Clulibaly, il terrorista ucciso nel blitz al supermarket kosher, sarebbe in Siria dai primi di gennaio. Chi c’era allora col 3° uomo?

Secondo la radio Europe 1, che cita informazioni confidenziali, Hayat Boumeddienne non si troverebbe in Francia ma in Siria, dov’è arrivata nei primi giorni di gennaio dalla Turchia. Mentre secondo il sito ITele la compagna del killer del negozio kosher di Parigi, Coulibaly, sarebbe in Turchia dal 5 gennaio. La donna avrebbe addirittura lasciato la Francia il 2 gennaio passando prima da Madrid per poi arrivare ad Istanbul, dove le sue tracce si sono perse. Quantomeno una donna con il suo passaporto sarebbe quindi da giorni in Turchia e non avrebbe potuto partecipare alla strage di ieri a Vincenes.

Parigi il giorno dopo i due sanguinosi blitz contro gli è una città ancora sotto shock, dove si disseminano le voci e gli allarmi incontrollati. Alla paura che ancora domina in tutto il Paese si associa il desiderio di risollevarsi, e la pressione dell’onda montante della solidarietà – con la preparazione della manifestazione di domani a Parigi che si preannuncia oceanica e con la partecipazione dei maggiori leader europei. Almeno 1350 uomini saranno dispiegati in città per garantire la sicurezza del corteo. Ma intanto già oggi in molte città i francesi sono scesi in piazza. Circa 23mila persone hanno sfilato a Nizza, altre 30mila a Pau.

Gli allarmi continuano a susseguirsi, così come le smentite. Il Crif, organizzazione-ombrello della comunità ebraica francese, ha rilanciato in un tweet la segnalazione di una sparatoria davanti alla sinagoga di rue Clovis Hugues, localizzata proprio in quel 19mo arrondissement dove a metà dello scorso decennio agiva la cellula della “filiera irachena” che reclutava aspiranti jihadisti e di cui fece parte Cherif Kouachi, uno dei due fratelli protagonisti del massacro alla redazione di Charlie Hebdo. Poco dopo, la stessa Crif ha annunciato che si è trattato di un falso allarme: secondo fonti di polizia riprese dai media francesi, erano solo petardi. Come pure un falso allarme è scattato a Disneyland Paris, per una donna che in un albergo ha urlato di essere Hayat Boumeddine, la compagna in fuga del terzo terrorista della cellula, Amedy Coulibaly. Era uno scherzo, la donna è stata fermata dalla polizia. Episodi che spiegano bene quale atmosfera di allerta continua si respiri in Francia il giorno dopo i blitz che hanno eliminato la minaccia immediata degli assassini di Charlie Hebdo, ma non hanno allontanato la paura del nemico nascosto in casa.

Imponenti misure di sicurezza sono in preparazione per la grande manifestazione di domenica, quando nel centro di Parigi il popolo francese avrà al suo fianco, tra gli altri, Angela Merkel, David Cameron, Matteo Renzi, Mariano Rajoy e Petro Poroshenko per una grande espressione di unità, identità e solidarietà. Significativa la presenza del premier turco Ahmet Davutoglu. Il presidente francese Francois Hollande, che ieri si è rivolto in tv alla nazione, ha incontrato in mattinata i membri chiave del governo francese per individuare le misure da adottare perché nel Paese non si ripetano gli attacchi terroristici che per tre giorni hanno tenuto in scacco la sicurezza fino all’epilogo di ieri, quando i blitz delle teste di cuoio hanno posto fine alla minaccia dei fratelli Kouachi e di Amedy Coulibaly.

Presenti al vertice il premier Manuel Valls, i ministri della Difesa Jean-Yves Le Drian, dell’Interno Bernard Cazeneuve, della Giustizia Christiane Taubira e della Cultura Fleur Pellerin, oltre a rappresentanti dei servizi di sicurezza.  Il governo ha deciso di confermare ancora per il fine settimana il massimo livello di allerta antiterrorismo del piano Vigipirate in tutta la regione di Parigi, l’Ile-de-France. Al termine della riunione ha parlato il ministro dell’Interno Cazeneuve: “Vogliamo mantenere l’alto livello di vigilanza del governo. Siamo esposti a rischi. È importante che il programma Vigipirate (il dispositivo di sicurezza antiterrorismo) sia rafforzato. Manteniamo tutti i dispositivi degli ultimi giorni, anzi li stiamo rafforzando nei confronti di alcune istituzioni e luoghi di culto. E’ stato deciso un primo dispiegamento di mezzi supplementari di 300 militari e affineremo il dispositivo”. Poi, riguardo alla marcia per la Repubblica di domani, il ministro ha garantito che “sono state prese tutte le misure perché la manifestazione si svolga nelle condizioni di sicurezza necessarie. Tutti i dispositivi sono stati presi. Ma il dettaglio si avrà questo pomeriggio”.

Un portavoce della Difesa, il colonnello Gilles Jaron, ha poi aggiunto che nell’ambito del piano antiterrorismo Vigipirate sono stati aumentati di 500 unità i militari dispiegati a Parigi e dintorni: “Il rinforzo a Parigi e nell’Ile de France avverrà in due fasi”. Il totale dei militari impiegati a dar man forte alla polizia crescerà fino a 1100 sabato, per arrivare a quota 1350 domenica, giorno della manifestazione.

“Je ne suis pas Charlie”: Jean-Marie Le Pen prende così le distanze dalla solidarietà nazionale sulla strage nella redazione del periodico.

Con la morte degli assassini si è chiuso il capitolo di sangue aperto mercoledì scorso con l’irruzione a Charlie Hebdo, non quello di una emergenza percepita ora come permanente. Per la prima volta dalla seconda guerra mondiale, nella grande sinagoga di Parigi venerdì sera non si è tenuta la funzione per lo Shabbat. La sinagoga ieri era stata evacuata dopo che Amedy Coulibaly era entrato in azione, verso mezzogiorno, entrando arma in pugno in un supermarket kosher di Porte de Vincennes, sud di Parigi, uccidendo subito quattro persone e prendendo 16 ostaggi, poi usciti indenni dall’incubo.

Aleggia la paura di nuovi attacchi, dell’azione di quanti fanno parte della rete del terrore che ha espresso personaggi come Cherif e Said Kouachi e Amedy Coulibaly, riconducibili alla cosiddetta “filiera irachena” che intorno al 2005 arruolava potenziali jihadisti facendo base nel 19mo arrondissement parigino. Risuona la minaccia proferita in video da harith al-nadhari, figura di altissimo profilo di Al Qaeda nella penisola arabica, a cui i fratelli Kouachi si sono detti legati, di nuove azioni in Francia se l’Occidente non smetterà di attaccare l’Islam. “Voi non sarete al sicuro finché combatterete Allah, il suo messaggero e i credenti”.

Soprattutto, è in circolazione la “vera” Hayat Boumeddiene, 26 anni, compagna di Amedy. Durante le lunghe ore dell’assedio al supermercato kocher, si era parlato dell’azione di un uomo e di una donna, identificati successivamente in Amedy Coulibaly e la Boumeddienne. Al telefono con l’emittente francese Bfm-tv, Coulibaly si era detto affiliato allo Stato Islamico e aveva minacciato di uccidere tutti gli ostaggi se fosse stato torto un capello ai fratelli Kouachi, barricati in una tipografia di Dammartin en Goele, 40 km da Parigi, dalle prime ore del mattino. Dopo il blitz delle teste di cuoio, scattato in contemporanea in entrambe le critiche situazioni, mentre un video catturava il momento in cui Coulibaly si lanciava arma in pugno contro gli agenti finendo crivellato, Hayat “non figura tra le persone decedute o ferite” nel negozio. La presenza della donna sul luogo in realtà non è mai stata accertata. Fonti giornalistiche ieri hanno riportato che la donna sarebbe riuscita a fuggire confondendosi tra gli ostaggi scappati dal negozio dopo il blitz.

La giovane si era convertita all’Islam nel 2009, quando aveva conosciuto Coulibaly. Per lui aveva lasciato un lavoro da cassiera e aveva indossato il velo integrale, come testimoniano le foto della coppia. Insieme erano andati a vivere a Bagneux, a sud di Parigi, non lontano dalla zona di Montrouge dove giovedì mattina, il giorno dopo la strage a Charlie Hebdo, Coulibaly ha freddato una donna poliziotto a colpi di kalashnikov. Hayat era stata interrogata dall’antiterrorismo nel 2010 durante il processo al suo compagno, implicato in un piano per l’evasione del terrorista algerino Smain Ait Ali Belkacem, condannato all’ergastolo per gli attentati del 1995. Davanti agli inquirenti, Hayat aveva giustificato gli attentati di Al Qaeda ricordando “gli innocenti uccisi dagli americani”.

Ora per le autorità Hayat è certamente in fuga, probabilmente armata. si è scoperto che Hayat Boumeddiene nel corso del 2014 ha avuto oltre 500 contatti telefonici con Izzana Hamyd, moglie di Cherif Kouachi, che è in stato di fermo da mercoledì. I legami, definiti “costanti e consistenti” dagli inquirenti, tra i fratelli Kouachi e Amedy Coulibaly, passavano evidentemente anche attraverso le loro compagne. Di vita e di jihad.

Ricostruendo i legami tra i protagonisti dei tre giorni più lunghi per la sicurezza in Francia, le autorità giudiziarie hanno inoltre arrestato 13 persone vicine ai fratelli Kouachi. E secondo la Procura, dell’ambiente familiare del minore, Cherif, fanno parte “terroristi jihadisti, attualmente in Siria e Yemen”.