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IPSE DIXIT: parola di romano… firmato Adriano Panatta

IPSE DIXIT: parola di romano… firmato Adriano Panatta

“Ho sempre pensato che il tennis fosse un buon mezzo per inventare, e magari stupire. Mi è sempre piaciuto farlo e ho sempre sperato che i soldi del biglietto, con me, fossero ben spesi.”

Il tennis come spettacolo, non come ragioneria

Dentro questa frase c’è tutto Adriano Panatta: il talento, certo, ma soprattutto l’idea che vincere non fosse sufficiente. Bisognava anche divertire, sorprendere, inventare qualcosa che cinque minuti prima non esisteva. Perché il tennis, per lui, non era soltanto una questione di punti, classifiche e coppe: era anche teatro.

E in fondo c’è qualcosa di molto romano in questa filosofia. Se proprio devi fare una cosa, falla con un po’ di stile. Magari rischiando una volée impossibile invece di mettersi prudentemente a palleggiare da fondo campo aspettando l’errore dell’altro.

Panatta appartiene a un’epoca nella quale il campione poteva permettersi persino il lusso dell’imprevedibilità. E quella frase sui soldi del biglietto è quasi un piccolo manifesto: il pubblico non paga soltanto per sapere chi vince, paga per avere qualcosa da raccontare tornando a casa.

Con Panatta, molto spesso, il biglietto era ben speso.