E’ comodissimo usare l’impronta digitale per accedere al cellulare, aprire la porta del proprio ufficio, meglio ancora valicare la soglia blindata della propria banca facendosi scannerizzare la retina. Negli ultimi anni sono letteralmente esplosi i lettori di impronte digitali, principalmente usati per accedere agli smartphone. Sono metodi rapidi e ritenuti affidabili e per questo richiesti da istituti finanziari come sistemi di autenticazione complessi.
Ma siamo davvero sicuri che una parte del nostro corpo, che quindi non possiamo cambiare come una password scritta o una mail, ed esposta ad ogni tipo di tracciamento, sia il modo migliore per difendere la nostra sicurezza?
Da qualche tempo, sui mercati criminali, stanno andando per la maggiore proprio queste “utilità”: la vendita di impronte digitali e le scansioni dell’iride. “Un mercato del crimine informatico in cui si vendono ‘fingerprint’ complete per oltre 60.000 utenti”, spiega ad Affaritaliani l’esperto di sicurezza informatica Nicola Vanin, “è un nuovo servizio mai visto nella scena della criminalità informatica fino ad ora”.
Con il termine biometria nell’ambito informatico si intende quel sistema in grado di riconoscere e identificare un individuo in base ad alcune caratteristiche fisiologiche. Oggi, con l’applicazione di questi sistemi alla nostra vita quotidiana ci sentiamo più sicuri ma non lo siamo affatto, anzi i fattori di rischio si stanno ampliando. E va sempre ricordato che secondo un rapporto degli esperti americani di scienze forense dell’Associazione per l’avanzamento delle scienze (Aaas), non esistono evidenze scientifiche sufficienti per poter considerare le impronte digitali diverse per ognuno di noi. Anche i laboratori dell’Fbi ne hanno nel tempo gradatamente ridotto l’influenza.
Se fino a qualche tempo fa i malintenzionati usavano impronte di lattice o gomma per superare le barriere di sicurezza, ora rubano direttamente i dati veri, quelli ottenuti con i vari rilevamenti del nostro corpo.
Sui mercati illegali il prodotto principale di questo tipo di traffico è rappresentato dai profili digitali completi degli utenti e dalla vendita degli archivi in cui sono contenuti: settori illegali che sembrano essere in grande espansione in corrispondenza dell’accelerazione del settore.
La società americana di analisi di mercato Tractica prevede che il fatturato annuale degli hardware e dei software biometrici passerà da 2,4 miliardi di dollari del 2016 ai 15,1 miliardi entro il 2025, con un tasso di crescita annuale composto (CAGR) del 22,9%. Durante questo periodo di 10 anni, Tractica valuta che i ricavi biometrici cumulativi del settore ammonteranno a 69,8 miliardi di dollari.
“Ogni profilo utente include credenziali di accesso per account su portali di pagamento online, servizi di e-banking, condivisione di file o servizi di socialnetwork, ma anche cookie associati a tali account e ogni tipo di dettagli dei nostri accessi on line”, racconta Vanin.
Se una volta ci mandavano un sms per verificare l’accesso alla banca adesso la nostra banca ci chiederà un elemento inconfutabile che dimostri che siamo davvero noi. “Ma ogni cosa che si chiude si può sempre aprire”, spiegavano i poco prosaici ladruncoli di biciclette di una volta.
Esempio: la nostra banca ci chiede un fattore biometrico per poter accedere al nostro conto. Accettiamo di farlo. La banca però non sa che lo stesso fattore biometrico (ad esempio l’impronta di un dito) lo abbiamo usato per accedere ad un’applicazione che consente offerte promozionali, autenticandoci tramite l’impronta. E che l’azienda che fa queste promozioni è stata attaccata e il loro data-base compromesso, con i nostri dati personali, insieme a quelli di migliaia di altri utenti finiti in mano degli hacker. Converrete con noi che a questi signori basterà poco per introdursi nel nostro conto. I meccanismi di archiviazione restano la falla del sistema.
In più le informazioni possono essere vendute a gruppi cyber-criminali o a quelli impegnati in frodi online, furto d’identità e operazioni di muli di denaro (chi è disposto a ricevere e spostare ingenti somme), tenendoci sotto scacco per sempre.
“I creatori di questo nuovo commercio”, spiega Vanin, “hanno esaminato 47 dei migliori sistemi analitici di difesa e 283 banche al fine di fornirvi la combinazione più efficiente per bypassare il loro sistemi di protezione”.
Quindi: attenti, a quando vi sentite sicuri con i riconoscimenti biometrici. Forse la vecchia password, intrecciata con altri sistemi mutabili, procurava meno problemi.

