Ogni giorno emergono nuovi dettagli inediti sul delitto di Garlasco, quel caso giudiziario irrisolto e sempre più intricato relativo alla morte di Chiara Poggi. A distanza di quasi 19 anni da quel drammatico 13 agosto 2007 però non si conosce ancora il nome dell’assassino, nonostante una condanna in via definitiva per Alberto Stasi, il fidanzato della vittima. I nuovi sviluppi e soprattutto la perizia della dottoressa Cattaneo però toglierebbero Stasi dalla scena, aprendo ancora una volta a ogni nuovo tipo di scenario. Si fa sempre più strada la pista della premeditazione. Il motivo è legato alle testimonianze di nuovi testimoni che avrebbero visto persone sospette davanti alla villa dei Poggi. Si tratta di due persone distinte, la prima sostiene di aver notato un’auto parcheggiata nella via di Chiara la sera prima del delitto e aggiunge “erano in due“. Mentre il secondo testimone parla di un uomo in bici, questa volta alle 7:30 del mattino, proprio il giorno del delitto: “Era vicino al cancello, curvo sulla bici“. Soggetti misteriosi mai citati prima.
Torna quindi la pista suggerita da uno dei più esperti di questo caso, l’avvocato Massimo Lovati, ex legale di Sempio. Lovati non ha mai avuto dubbi, allontanando in maniera netta la presunta colpevolezza sia del suo ex assistito Sempio che del condannato Stasi. Per il legale – come ribadito ancora ieri in tv a Ignoto X – è stata “un’esecuzione“. Lovati in particolare individua anche il movente, ma non tanto nel pc della vittima, quanto in una chiavetta Usb in suo possesso e parla di “materiale compromettente“. Poi aggiunge: “Si tratta di un omicidio premeditato e non di impeto“.
Lovati ha parlato di un aspetto poco considerato: “Allora, intanto è stato sottovalutato un dato tecnico che è quello delle ferite sulle palpebre, che è molto sintomatico perché contiene un messaggio: “Tu non dovresti guardare, ecco perché io ti ferisco sulle palpebre”. Questo è stato sottovalutato nel modo più completo. Poi ha parlato di un kit di armi, usate e sparite, dicendo “loro agiscono così”.
Questa nuova teoria, unita all’orario del delitto spostato in avanti, dalle 10 del mattino in poi, escluderebbe Stasi. Il fidanzato di Chiara, infatti, alle 10 era a casa sua a lavorare alla tesi. Avrebbe dovuto agire da esperto “ninja” per compiere un delitto simile senza lasciare tracce in così poco tempo. Lui è stato condannato per prove indiziali, non schiaccianti. Le impronte sul dispenser del sapone (ma frequentava abitualmente quella casa), i pallini della suola delle scarpe (ma non possedeva quel modello), il mancato alibi (ma valido fino a prima delle 10) e il racconto incongruente sui fatti (ma era sotto choc). Insomma, ancora una volta sembra tutto da rifare. Non torna nulla, mancano arma del delitto, movente, non si sa quanti siano gli assassini e si rischia un nuovo processo a vuoto. Anche sull’unico nuovo indagato, Andrea Sempio, le prove sono solo indiziali. Caccia alla pistola fumante.

