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Garlasco, doppia versione sull’impronta 33. Terribile fake news sull’incesto

Il legale di Sempio fa intendere che quella traccia potrebbe non appartenere all’indagato

Garlasco, doppia versione sull’impronta 33. Terribile fake news sull’incesto

Il giallo di Garlasco si fa sempre più intricato, la Procura non ha dubbi sul killer, sarebbe stato Andrea Sempio per i pm a uccidere Chiara Poggi. L’amico del fratello della vittima avrebbe agito in seguito a “un approccio sessuale respinto“. Ma a carico di Sempio non ci sono prove schiaccianti, ma solo indiziali. Si parla dei soliloqui in macchina e della possibile confessione del delitto fatta dall’indagato. Ma la trascrizione degli audio fatta dai pm non coinciderebbe perfettamente – in base a un’altra consulenza tecnica fatta sulle esatte parole pronunciate da Sempio – a quello che effettivamente avrebbe detto. Ad esempio, a un certo punto, secondo i pm, Sempio direbbe “stronza“, riferito a Chiara. Ma un altro esperto non coinvolto nel procedimento – interpellato da Quarto Grado – smentirebbe questa ricostruzione, attribuendo a Sempio invece la parola “stronzata“. Cioè dicendo, queste accuse nei miei confronti sono assurde, cambierebbe tutto.

Poi c’è la famosa impronta 33, quella attribuita a Sempio e lasciata sul muro che conduce al seminterrato, dove è stato ritrovato il corpo di Chiara. Secondo l’accusa sarebbe appunto dell’indagato e anche “bagnata”, non si sa se di sangue o altro. Ma la difesa di Sempio sostiene qualcosa di diverso. Cataliotti: “Forse quell’impronta non è neanche di Sempio, ci stiamo lavorando. Presto saprete“. Crollerebbe la prova regina. Poi a carico di Sempio resta solo il Dna trovato sotto le unghie di Chiara, attribuito al suo ceppo familiare. Ma sulle mani della vittima sono presenti altre tracce di Dna di “ignoti”, quindi anche questa prova traballa.

Poi c’è la terribile fake news, ne parla a Quarto Grado l’avvocato dei Poggi, Gian Luigi Tizzoni: “C’è chi ha sostenuto che Chiara Poggi fosse incinta, magari del fratello“. Un’affermazione gravissima, dal contenuto diffamatorio, che è stata rilanciata e diffusa sulle principali piattaforme social. “Ma incredibilmente – continua Tizzoni – la nostra querela verso chi ha fatto queste affermazioni gravissime è stata archiviata”.