Dibattito in studio a Storie Italiane su Rai1 sul caso Garlasco. Si parla dell’indagato Andrea Sempio, il generale Garofano, ex consulente di Sempio, svela un dettaglio relativo all’ultima colazione di Chiara. “Chiesi ad Andrea di quella colazione. Gli dissi: se sai qualcosa devi dirmelo, così possiamo costruire la tua difesa su questi elementi. Ma lui fu netto: “Non so nulla”. In alcune intercettazioni è lo stesso Sempio a parlarne: “Ho toccato in quella casa vari oggetti: sedie, corrimano, potrebbero esserci mie tracce”. Garofano parla poi della stranezza della richiesta fatta dai pm, relativa alla perizia psichiatrica: “Mai visto nulla di simile, la Procura ha chiesto una consulenza dopo aver chiuso le indagini. Perché – si chiede Garofano – non hanno agito tramite un incidente probatorio, che è lo strumento più adatto?”. Ma in studio i pareri sono discordanti, c’è chi sostiene “è inusuale ma legittimo“.
Il dibattito si sposta poi sulle famose agende di Sempio. Interviene Marco Scotti, direttore di Affaritaliani: “Leggendo questi scritti si ha l’impressione che lui stia eseguendo un esercizio di coaching, in cui evidenzia i suoi punti di forza e le sue debolezze, ma a un certo punto scrive “accusato di omicidio“. Una frase che esula da tutto il resto, poi non si capisce questa frase, è difficile da contestualizzare, forse scrive dopo aver ascoltato un servizio in tv o qualcosa di simile. Non si capisce nemmeno a cosa sia riferito, non è detto che sia il caso Garlasco, ma sicuramente questa cosa balza all’occhio, rispetto a tutto il resto dell’elenco di quei suoi comportamenti in cui parla in terza persona“.
Si parla anche dell’impronta 33 e della frequentazione della cantina da parte di Sempio. “L’unica stanza in cui non sono mai entrato era la camera dei genitori, nelle altre stanze ci sono stato”. Ma non menziona la cantina, cosa che farà successivamente, dicendo “andavamo a prendere i giochi giù“. Altro elemento strano. Garofano dice: “Non è utilizzabile questa impronta. Non si capisce perché lui si sarebbe lavato le mani parzialmente e poi con le mani ancora bagnate di acqua e sangue avrebbe lasciato l’impronta sul muro, come se facesse un controllo. Non ha senso. Il luminol della cucina è stato fatto e non sono emerse tracce“. Il dibattito si accende sul lavandino in cui si sarebbe lavato il killer, bagno o cucina. Non ci sono riscontri concreti però su questo.

