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Garlasco, la lattina di birra dimenticata. Le impronte a “V” che stravolgono tutto

Emergono nuovi elementi inediti sul delitto di Chiara Poggi

Garlasco, la lattina di birra dimenticata. Le impronte a “V” che stravolgono tutto
Alberto Stasi, Chiara Poggi e Andrea Sempio

Si avvicina sempre di più il 13 agosto, data del triste anniversario della morte di Chiara Poggi a Garlasco, ma a ormai 19 anni dal delitto la dinamica di quella brutale aggressione è ancora avvolta nel mistero. Non c’è traccia dell’arma del delitto e non esistono prove schiaccianti. Alberto Stasi, l’unico condannato in via definitiva per l’omicidio della fidanzata, adesso va verso una revisione del processo. La perizia della dottoressa Cattaneo, infatti, quella decisiva per un eventuale processo, toglierebbe Stasi dalla scena del crimine. In questo senso spunta anche un nuovo studio che potrebbe rivelarsi determinante per scagionare Alberto. Si basa sulle famose impronte di scarpe lasciate dal killer, ma anche dallo scopritore del corpo di Chiara.

Una ricerca indipendente del grafico Mario Felici, infatti, ha portato a una nuova ipotesi, mai emersa prima, relativa alla scena del crimine. Si torna a parlare appunto delle impronte di scarpe, nella villetta dei Poggi ne sono state individuate 25 appartenenti a uno specifico modello di calzature, delle Frau numero 42. Ma Alberto Stasi con i suoi legali sostiene da sempre di non averle mai avute e i il suo avvocato De Rensis ribatte alle accuse sul presunto acquisto di queste scarpe a Spotorno: “Alberto non le ha mai comprate, né a Spotorno e né altrove”.

Stasi, infatti, ribadisce di aver indossato delle Lacoste e ora lo studio di Felici – esposto durante la trasmissione Filorosso su Rai3 – dimostrerebbe questo. Vale a dire che Stasi sarebbe presente sulla scena ma solo come “scopritore” del corpo. Al centro dell’analisi ci sono le tracce di impronte a “V” trovate sul luogo del delitto che ricordano le suole delle scarpe Lacoste indossate da Stasi. Basandosi sulle immagini e sulla documentazione del caso disponibile online, Felici ha analizzato quelle tracce di sangue, comparandole con le scarpe di Alberto. Secondo Felici c’è una “perfetta coincidenza” tra quei segni e il disegno geometrico della suola delle scarpe Lacoste di Stasi. Ma l’ex comandante dei Ris Luciano Garofano dubita di questa ipotesi: “Ma anche se ci fossero una o due di queste presunte impronte, argomenta, è poco rilevante: dove sono le altre? Perché le persone non volano“.

Emergono nuove incongruenze relative anche alla famosa pattumiera, quella dell’ultima colazione di Chiara Poggi prima di essere uccisa. “Quello che mi sembra possa emergere adesso – sostiene il professor Francesco Maria Avato, medico legale e consulente della difesa di Alberto Stasi a Filorosso (Rai3) – è una discrepanza tra il lotto contenitore di Estathé ancora presente nel frigorifero e quello ritrovato nella pattumiera”. Stando a queste dichiarazioni, infatti, i primi rilevamenti sul contenuto dei prodotti in frigo e sulla pattumiera non vennero effettuati tempestivamente.

“Noi – sostiene Avato – non eravamo in condizione di repertare nulla”, “potevamo soltanto osservare e fotografare. Non ci fu consentito nemmeno di esaminare la pattumiera. Quando chiedemmo di preservarla ci fu sorpresa da parte dell’allora maggiore Cassese. Successivamente, però, qualcun altro ha manipolato il contenuto della pattumiera, indipendentemente da noi”. Ma Avato sottolinea anche altri elementi fin qui poco noti. Nelle immagini mostrate relative a quel sopralluogo sono visibili anche la lattina di birra consumata da Alberto Stasi la sera del 12 agosto 2007, mai repertata, una confezione di Estathé ancora conservata nel frigorifero, oltre a banane, pomodorini e altri alimenti ormai deteriorati.

Nuovi dettagli inediti che potrebbero ribaltare (ancora una volta) tutto. Si avvicina intanto anche la data del 28 settembre quella relativa alla chiusura delle indagini. I pm di Pavia hanno deciso di chiedere quattro nuove consulenze su Andrea Sempio, l’unico nuovo indagato, convinti di poter dimostrare la sua colpevolezza. Ma i legali di Sempio, attraverso le loro controperizie, credono di poter dimostrare il contrario e insistono sulle impronte delle scarpe lasciate dal killer “incompatibili con larghezza del piede di Sempio”.