Il giallo di Garalsco continua, non c’è nessuna certezza sul killer di Chiara Poggi. Ormai l’inchiesta ha preso una direzione precisa, Alberto Stasi, che è uscito dal carcere dopo 10 anni e mezzo e ha scelto di lasciare Garlasco per trasferirsi nell’hinterland milanese, va verso una revisione del processo. La Procura di Pavia è convinta infatti che non sia stato il fidanzato a uccidere Chiara e che addirittura nell’ora del delitto, in quel drammatico 13 agosto 2007, non fosse neanche presente sulla scena del crimine.
L’unico nuovo indagato è Andrea Sempio, l’amico del fratello di Chiara. Per i pm avrebbe reagito con estrema violenza a un approccio sessuale rifiutato da Chiara, forse in seguito alla visione di un video intimo di lei con Alberto. Prove? Poche. L’accusa basa tutta la nuova ricostruzione dei possibili fatti su pochi elementi. Si tratta in particolare dei soliloqui di Sempio in auto, in cui verrebbero fatte alcune ammissioni sul delitto, poi c’è la famosa impronta 33, quella traccia lasciata sul muro delle scale che conducono alla cantina, forse appartenente a Sempio. Su questo aspetto però c’è una sfida tra perizie, l’accusa sostiene che quell’impronta sia bagnata e sporca di sangue, la difesa ribatte che è impossibile determinarlo da una foto, vista l’impossibilità di rifare quei test in casa Poggi.
Proprio la lunga catena di errori investigativi resta il motivo della mancata verità sul delitto a distanza di quasi 19 anni. Anche infatti sull’altro elemento che incastrerebbe Sempio ci sono diversi dubbi, si tratta del Dna trovato sotto le unghie di Chiara, riconducibile al ceppo della famiglia di Sempio. Il problema è che nelle prime indagini, quelle del 2007, sotto le unghie di Chiara non venne rinvenuto alcun Dna. Segno che Chiara non si sarebbe difesa. La nuova perizia della dottoressa Cattaneo, quella decisiva in caso si decida per il processo, ha ribaltato tutto. In base al nuovo documento, Chiara avrebbe lottato con il killer, si parla di uno scontro durato “15-20 minuti”.
Nelle successive indagini poi sarebbero emersi diversi Dna sulle mani di Chiara, tra cui appunto quello appartenente al ceppo della famiglia Sempio. Ma non è l’unico. A Quarto Grado il tema è stato affrontato dal genetista: “Hanno preso tutto, tracce piccole, ma anche piccolissime”. Questo significa che sulle mani di Chiara sono stati trovati diversi Dna, ma molti appartenenti a ignoti, questo elemento potrebbe rappresentare una carta importante nelle mani dei difensori di Sempio.
Marina Baldi, biologa e specialista in genetica medica ha fornito la sua valutazione. Secondo l’esperta, il rinvenimento di componenti dell’aplotipo Y (il cromosoma maschile) sotto due unghie di Chiara Poggi non ha alcuna valenza probatoria di un’aggressione diretta. “Il dato appare tecnicamente debole – spiega la dottoressa Baldi nella sua relazione – poiché non si tratterebbe di profili pieni e singoli, ma di profili misti, incompleti e non pienamente consolidati”.
Torna a parlare anche Massimo Lovati, l’ex legale di Sempio. Per l’avvocato il nodo centrale della vicenda non riguarda tanto l’omicidio in sé, quanto il racconto fatto da Alberto Stasi la mattina del 13 agosto 2007. “Lo hanno capito anche i sassi”. Secondo Lovati, Stasi “è stato condannato per una bugia”, individuata nella versione fornita sul ritrovamento del cadavere. “Quella che lui racconta di aver scoperto il cadavere”, ha spiegato il legale, sostenendo che Alberto Stasi “non ha scoperto un bel niente” e che, in realtà, “non è entrato” nella villetta di via Pascoli quella mattina.

