News
Garlasco, Mattino Cinque: “Su Stasi abbiamo sbagliato: quell’impronta andava repertata”, l’ammissione dei carabinieri
Per la prima volta una ricostruzione dettagliata smonta uno dei punti più discussi del processo Stasi

Il caso Garlasco torna al centro del dibattito televisivo con una precisazione che pesa come un macigno.
A Mattino Cinque, l’ex maresciallo dei carabinieri Roberto Pennini, tra i primi a entrare nella villetta di via Pascoli nel 2007, chiarisce definitivamente il nodo dei presunti graffi sulle braccia di Alberto Stasi.
“Non erano graffi”
Pennini è netto:
«Io non ho mai parlato di graffi da difesa. Quelli che ho visto erano arrossamenti insignificanti. Per notarli mi sono dovuto avvicinare con gli occhi quasi al braccio».
Un dettaglio che cambia il peso di uno degli elementi più discussi del processo a Alberto Stasi.
Leggi anche: Garlasco, scontro a FarWest: Garofano perde la calma, De Rensis lo gela in diretta: “Ci sono ancora troppi ‘non lo so’”
“Dire che abbiamo fatto falsa testimonianza è gravissimo”
L’ex maresciallo respinge con forza le accuse di aver mentito in Corte d’Assise:
«Un conto è dire che siamo stati superficiali o negligenti per non aver fatto una foto. Un altro è dire che ci siamo inventati i graffi. Questa è un’accusa gravissima per noi».
Pennini spiega che il primo a notare quei segni fu un collega e che, quando lui li osservò, erano già trascorsi diversi minuti. Anche l’autista del 118, sentito successivamente, dichiarò di non aver visto alcun graffio.
L’errore ammesso
C’è però un punto su cui Pennini non si sottrae:
«La foto del braccio andava fatta. Non è stata fatta. Abbiamo sbagliato».
Un’ammissione che sposta il tema dalla malafede all’errore operativo, aprendo una riflessione più ampia sulla gestione delle prime ore dell’indagine sull’omicidio di Chiara Poggi.
Perché oggi conta
Il chiarimento arriva a distanza di quasi vent’anni e tocca uno degli snodi simbolici del processo: il presunto segno di colluttazione sul corpo dell’imputato.
Non una prova cancellata, ma un dettaglio ridimensionato, che oggi viene raccontato con parole precise: arrossamenti, non graffi.
E soprattutto: errore, non complotto.
