Andrea Sempio prova a smontare, punto per punto, gli elementi dell’inchiesta che lo vede accusato dell’omicidio di Chiara Poggi. Dopo la seconda chiusura delle indagini da parte della Procura di Pavia, il 38enne di Garlasco affida a un’intervista a “Quarto Grado” la sua difesa, contestando il possibile movente, l’impronta trovata nella villetta di via Pascoli e gli accertamenti sulla misura del suo piede.
Sempio si dice “più sollevato” dopo la conclusione dell’attività investigativa e guarda già alla possibile udienza preliminare. “Credo che si potrebbe già risolvere tutto lì”, sostiene. “Non mi sembra ci siano argomenti tali da arrivare a un vero e proprio processo. Se capiterà di dover andare a giudizio, lo affronteremo”. Secondo l’indagato, gli elementi raccolti finora sarebbero “tutti spiegabili” e nessuno, nel confronto con i suoi difensori, rappresenterebbe una particolare fonte di preoccupazione.
Sempio e il presunto movente: “Nessuna ossessione per Chiara”
Uno dei punti centrali riguarda il presunto interesse di Sempio per Chiara Poggi. Una ricostruzione che l’indagato respinge nettamente. “Se vogliamo pensare che Sempio fosse ossessionato da Chiara, va bene. Ci sono tre chiamate che, messe assieme, non arrivano forse neanche a trenta secondi”, afferma. Sempio sottolinea di non aver avuto il numero della ragazza e sostiene che non sarebbe emerso alcun altro collegamento diretto tra i due. Contesta anche l’interpretazione di alcune intercettazioni e il possibile ruolo dei filmati presenti sui computer di Alberto Stasi e Chiara Poggi.
“Il movente trova il suo punto principale in un’intercettazione in macchina dove oggettivamente si sente un po’ sì e un po’ no e tecnici diversi non sentono le stesse parole”, sostiene. Quanto ai filmati, Sempio richiama gli accertamenti informatici secondo i quali, a suo dire, gli accessi sarebbero riconducibili soltanto a Stasi, a Chiara o ad attività automatiche dei dispositivi. “Io dei video l’ho saputo dai media”.
L’impronta 33: “Per noi non è attribuibile a nessuno”
Altro passaggio dell’intervista riguarda l’impronta 33, la traccia palmare individuata su una parete della villetta e che gli accertamenti della Procura attribuiscono a Sempio. “Se guardiamo la 33, a noi quelle minuzie non risultano”, replica l’indagato. “Per noi non solo non è attribuibile a me, ma non è attribuibile a nessuno in generale”. Sempio aggiunge che, anche nell’eventualità in cui l’attribuzione alla sua mano venisse confermata, la presenza dell’impronta sul muro non dimostrerebbe a suo giudizio un collegamento con l’omicidio. Ricorda inoltre che sulla traccia non era stata rilevata la presenza di sangue.
La scarpa numero 42 e Sempio: “Io portavo il 44 anche nel 2007”
Sempio interviene anche sulla compatibilità tra le dimensioni del suo piede e l’impronta di calzatura rinvenuta sulla scena del delitto. “Se avessi trovato a casa di Andrea Sempio una scarpa riconducibile a quella, magari sporca del sangue di Chiara, sarebbe un conto. Ma finché dici che è compatibile non hai un elemento vero che ti collega a quello”, osserva. Alla domanda se la misura del suo piede sia cambiata nel tempo, Sempio risponde: “Avevo il 44 ai tempi e ce l’ho ancora oggi”. Nella sentenza definitiva che ha condannato Alberto Stasi l’impronta di scarpa attribuita all’assassino era stata ricondotta a una calzatura Frau numero 42.
Il caso dei pedali: “Se un errore avesse inciso sulla condanna di Stasi sarebbe una tragedia”
Nel corso dell’intervista c’è spazio anche per la questione tornata al centro del caso negli ultimi giorni: gli accertamenti genetici eseguiti nel 2007 sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi e i dubbi riemersi sulle analisi effettuate all’epoca dal Ris di Parma. Sempio non entra nel merito tecnico, ma ammette la gravità dell’ipotesi. “La giustizia di per sé è suscettibile di errori. Ovvio che mi spaventa l’idea che possano esserci errori che vadano a influire sulla mia situazione”. E aggiunge: “Se è successo davvero, se questa cosa è stata rilevante nel procedimento di Stasi e se c’è stato davvero un errore, ovviamente è una tragedia. Mi auguro non accada nulla in questo senso verso di me”. Quanto agli ulteriori approfondimenti sui pedali, la posizione è netta: “Se ritengono che sia il caso di approfondire, ben venga”.
“Ma credo che Stasi abbia ucciso Chiara”
Nonostante i nuovi interrogativi emersi attorno ad alcuni degli accertamenti del 2007, Sempio continua però a ritenere fondata la condanna definitiva dell’ex fidanzato di Chiara Poggi. “Credo sia stato Alberto Stasi. Credo che la condanna fosse fondata”, afferma. Sempio affronta infine la diffusione di alcuni contenuti tratti dai suoi vecchi diari e dai messaggi pubblicati online in gioventù, contestando una rappresentazione che considera parziale. Sostiene che siano stati valorizzati soltanto i contenuti più negativi, senza considerare migliaia di altri messaggi. E racconta anche le conseguenze dell’esposizione mediatica: “Per strada ricevo più solidarietà che attacchi”, dice, pur spiegando che negli ultimi giorni alcuni episodi più gravi sono stati denunciati. Nel mirino soprattutto il ruolo dei social, che secondo Sempio contribuirebbero a trasformare ricostruzioni non dimostrate in convinzioni consolidate nell’opinione pubblica.


