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Garlasco, Stefania avvocato penalista e Paola food blogger. Ecco chi sono e cosa fanno oggi le “Gemelle K”

Le due sono state nuovamente ascoltate come persone informate sui fatti nell’ambito della nuova fase dell’inchiesta

Garlasco, Stefania avvocato penalista e Paola food blogger. Ecco chi sono e cosa fanno oggi le “Gemelle K”

Dal matrimonio stellato di Stefania Cappa al mondo digital di Paola: chi sono e cosa fanno oggi le “Gemelle K”

All’epoca dei fatti avevano 23 anni. Oggi ne hanno 42, ma il tempo sembra non averle dimenticate. Loro, le “gemelle K” – oggi nuovamente ascoltate insieme a Marco Poggi, fratello di Chiara, come persone informate sui fatti nell’ambito della nuova fase dell’inchiesta, che si avvia verso la conclusione – sono le cugine di Chiara Poggi, la giovane uccisa il 13 agosto 2007 nella sua abitazione di Garlasco. Figlie di Mariarosa Poggi, sorella del padre della vittima Giuseppe Poggi, e dell’avvocato Ermanno Cappa, appartengono dunque alla stessa famiglia allargata. Fin dai primi giorni successivi al delitto il loro nome iniziò a circolare con insistenza sui media, pur non essendo mai state coinvolte nelle indagini come indagate, ma solo come persone informate sui fatti.

Stefania Cappa: vita privata e carriera

Stefania Cappa è sposata dal 2017 con Emanuele Arioldi, atleta di equitazione con un passato olimpico e attivo nella gestione del centro ippico “La Loggia”. Arioldi è inoltre legato alla famiglia Rizzoli. La coppia ha due figli. Stefania è avvocato e lavora nello studio legale Cappa & Partners, con sede in via Solferino a Milano, fondato nel 2014 dal padre Ermanno Cappa. Quest’ultimo ha ricoperto ruoli di rilievo nel mondo giuridico, tra cui la presidenza dell’Associazione Italiana Giuristi d’Impresa e del Centro Studi Ambrosoli, oltre a incarichi accademici e scientifici in diversi master e comitati. Iscritta all’albo degli avvocati di Milano dal 2012, Stefania si è specializzata in diritto penale societario e diritto sportivo.

Il matrimonio con Arioldi è stato raccontato anche da alcune riviste, tra cui Vanity Fair. Le nozze si sono celebrate il 2 settembre 2017 nella chiesa di Santa Maria Immacolata e San Zeno a Cassano d’Adda. Lo sposo arrivò in sella al suo cavallo, mentre Stefania indossava un abito firmato Pronovias. Il ricevimento si tenne a Villa Borromeo, alla presenza di circa cento invitati, tra cui anche volti noti come l’attrice Eleonora Giorgi e il figlio Andrea Rizzoli.

Paola Cappa: attività e percorso professionale

Paola Cappa ha invece seguito una strada diversa rispetto alla sorella, orientandosi verso il mondo della comunicazione e della creatività legata al cibo. Oggi lavora tra fotografia, scrittura e content creation, occupandosi di food storytelling. Si definisce infatti food photographer, food writer e stylist, raccontando attraverso immagini e testi il mondo della cucina. Nel suo lavoro realizza spesso reportage direttamente all’interno delle cucine di chef e pasticceri, seguendo da vicino il processo creativo gastronomico.

I rapporti con Chiara Poggi

I rapporti tra le gemelle e Chiara non erano particolarmente stretti nel periodo precedente all’omicidio, anche a causa di una certa distanza tra i due rami della famiglia. Tuttavia, secondo alcune testimonianze raccolte nel tempo, nei mesi immediatamente prima della tragedia i contatti si sarebbero fatti più frequenti. In particolare Stefania avrebbe avuto un rapporto più assiduo con la cugina, tanto da frequentarne più spesso la casa. In una dichiarazione resa agli inquirenti aveva affermato: “Io e mia cugina avevamo un ottimo rapporto. Nell’ultimo periodo ci vedevamo quasi ogni giorno”. Una versione che nel tempo è stata oggetto di ulteriori valutazioni, anche alla luce di elementi che hanno restituito un quadro più complesso dei rapporti familiari.

Le gemelle divennero particolarmente note anche a seguito della diffusione di un fotomontaggio che le ritraeva insieme a Chiara Poggi. L’immagine, non autentica, venne collocata nei pressi dell’abitazione della vittima, tra fiori e messaggi di ricordo lasciati spontaneamente. Accanto alla foto compariva una dedica attribuita alle due cugine: “Ciao Chiara, sei il nostro cuore”. Il gesto attirò grande attenzione e generò opinioni contrastanti, venendo ampiamente ripreso dai media. In quel periodo le sorelle intervennero pubblicamente per difendere le proprie intenzioni, parlando di fraintendimenti e di accuse ingiuste.

Nel corso degli anni il nome di Stefania Cappa è stato richiamato in alcune testimonianze poi ritenute non affidabili o successivamente ritrattate. Tra queste quella di un operaio, Marco Muschitta, che inizialmente dichiarò di aver visto una ragazza in bicicletta allontanarsi dalla zona del delitto con un oggetto metallico, facendo anche il nome di Stefania. Tuttavia, quella testimonianza venne poi ritirata e non considerata attendibile. Anni dopo, un’altra dichiarazione, quella di un cosiddetto “supertestimone”, riferì di una donna vista mentre gettava un oggetto simile a un attizzatoio in un corso d’acqua. Anche in questo caso le verifiche non portarono a riscontri concreti. Dal canto suo, Stefania ha sempre sostenuto di trovarsi a casa la mattina del 13 agosto 2007, fornendo una ricostruzione dettagliata della propria giornata, tra studio e telefonate con un’amica.

Tra gli elementi emersi nel tempo figura anche un’intercettazione ambientale registrata in caserma nei giorni successivi al delitto, durante un incontro tra Stefania Cappa e Alberto Stasi. Nel dialogo, Stefania si sfoga dicendo: “Non mi lasciano stare”, a cui Stasi risponde che anche lui è sotto pressione. In un altro momento la ragazza chiede informazioni su Chiara e Stasi descrive la scena del ritrovamento del corpo, spiegando di essere fuggito subito dopo averlo visto. Frasi che nel tempo sono state interpretate in modi differenti dagli osservatori e dagli inquirenti.

Dopo una prima fase in cui furono molto esposte mediaticamente, Paola e Stefania Cappa hanno progressivamente scelto la riservatezza. Da anni non partecipano a trasmissioni televisive e non rilasciano interviste, mantenendo un profilo basso e distante dai riflettori. Una scelta che ha segnato un netto cambiamento rispetto ai mesi successivi al delitto, quando la loro figura era stata al centro dell’attenzione pubblica e mediatica legata al caso.

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