Il tribunale di Francoforte chiude Uber, l’applicazione che permette di avere un autista a portata di smartphone. Dopo le proteste dei tassisti in diverse città europee, i giudici della città tedesca hanno disposto un’ingiunzione temporanea nei confronti della società californiana che non potrà trasmettere le richieste dagli utenti agli autisti.
A giugno le proteste dei tassisti contro la app, che permette di inoltre di improvvisarsi ‘driver’ e offrire la propria auto, si erano diffuse in tutta Europa. Uber, fondata nel 2009 a San Francisco, è stata valutata a giugno 18,2 miliardi di dollari.
I tassisiti teutonici avanzano accuse precise, secondo quanto riporta il Financial Times nell’edizione online: non solo quella “classica” di operare abusivamente come un vero e proprio servizio di taxi senza licenza. Ma anche quella più elaborata di essere una finta start-up: “Uber opera grazie a miliardi di liquidità ricevute da Goldman Sachs e Google, e poi si spaccia come una benefattrice della new economy con apparenze da start-up”, ha affermato Dieter Schlenker, numero uno dell’associazione di tassisti tedeschi. Questi, più in generale, attaccano anche l’economia “condivisa” basata sull’uso di internet e nuovi dispositivi mobili, definendola una “locusta” che danneggia imprese, lavoratori e lo stato in generale (qui forse ispirandosi al termine coniato anni or sono dall’ex ministro delle Finanze tedesco, Peer Steinbrueck).
