Spesso taluni osservatori hanno accostato Gigino de Magistris a Tommaso Aniello d’Amalfi, meglio conosciuto come Masaniello (1620– 1647), il principale protagonista della rivolta napoletana, che vide, dal 7 al 16 luglio 1647, la popolazione insorgere contro la pressione fiscale, imposta dal governo spagnolo. Personaggi, discussi, di epoche differenti.
Il Sindaco di Napoli- assillata da problemi ben più gravi di un comizio di Salvini- aspira, legittimamente, a un ruolo nella politica nazionale. Ma, alla città, come al Sud, mai così privo di rappresentanti autorevoli, non giovano i disordini, come quelli di sabato, gli scontri frontali con il governo, con i sindacati, con gli imprenditori, con le forze dell’ordine.
Masaniello fu un capopopolo, coraggioso, combattente per i poveri, ma venne accusato di pazzia ed ucciso, per volere del viceré spagnolo. de Magistris, come imitatore, non appare credibile, in primis in quanto utilizza l’orgoglio dei napoletani solo per alimentare la sua rendita politica, ottenuta grazie a una vittoria, in pratica senza avversari, ottenuta di misura e prendendo 80 mila voti in meno della sua prima elezione a Sindaco. E, per far tornare don Gigino al municipio, è stata determinante proprio l’area della marginalità, dei giovani disoccupati e dei centri sociali, di cui ” ‘o Sinnaco” si è fatto portavoce, nello scontro con Matteo Salvini.
Il leader della Lega Nord, seppure in forme e con contenuti molto criticabili, ha fatto sentire la voce di un partito nazionale, a Napoli e in Campania, dove la sinistra è, per ragioni storiche e politiche, completamente, assente. La sola alternativa all’ ex “toga rossa de’lotta”, lo scorso anno, sarebbe stato don Antonio Bassolino, nonostante la sua lunga egemonia non abbia coinciso con lo sviluppo e la crescita, socioeconomica, del capoluogo campano. Non sono pochi quelli che ritengono che Renzi abbia preferito schierare una candidata debole, donna Valeria Valente, per non avere un interlocutore, per l’ex premier, scomodo e ingombrante, come l’ex Governatore della “Campania infelix”.
E, dunque, gli attuali tempi sono molto complessi e amari per i partenopei, vittime della demagogia di un primo cittadino, che incoraggia l’illegalità, sanando occupazioni abusive, in una città, la terza del Paese, in dissesto finanziario e con una grave emergenza-case.
Qualora ci fosse un’opposizione, seria e credibile, dovrebbe evidenziare a tutti che don Gigino non è il capo di una Repubblica autonoma, fondata sull’odio, sul disprezzo e sul divieto di manifestare a chi non la pensa come l’ex sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro.
Ma il Sindaco non ha contraddittori, il PD si è suicidato ed è stato travolto dallo scandalo delle liste false, presentate alle amministrative, con candidati, poi trombati, inseriti a loro insaputa.
E, dunque, Salvini ha lanciato i suoi proclami, bocciati dal vecchio senatùr Bossi, ma che dovrebbero, perlomeno, spronare il governo, i vertici nazionali dei partiti e gli imprenditori a farsi carico dei problemi, reali, di Napoli, rilanciando l’efficienza, il buon governo, potenziando i servizi e il trasporto pubblico, chiudendo i cantieri nei tempi stabiliti, combattendo la camorra, non solo con vuote parole
Ingaggiando, invece, una stucchevole contesa di ribellismo e di demagogia, tra chi urla slogan tanto più minacciosi quanto vuoti, si contribuirebbe ad archiviare, definitivamente, la questione del Mezzogiorno e i drammi di Napoli, facendo, paradossalmente, il gioco proprio dei leghisti di Matteo Salvini….
