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Cronache
Giustizia, su Orlando l'ok del Cav. Silurato Gratteri, ecco perché

di Lorenzo Lamperti

twitter@LorenzoLamperti

Nel 2010 propose al Pdl una riforma della giustizia "condivisa" ed è a favore della separazione delle carriere dei magistrati. Per questo su Andrea Orlando è arrivato l'ok di Berlusconi. Fatti fuori i pm Gratteri e Cantone, considerati troppo intransigenti. Ecco perché Orlando ha vinto la corsa per via Arenula...

CHI E' ORLANDO - Dall'Ambiente alla Giustizia. Il passo per Andrea Orlando è lungo. E forse fatto neanche tanto volentieri, se è vero che negli scorsi giorni l'ex ministro dell'Ambiente aveva manifestato a Renzi il desiderio di far sì parte della nuova squadra di governo, ma anche di non cambiare ministero. E invece Orlando dovrà tornare a occuparsi della sua materia principe, lui che del Pd è stato responsabile giustizia. Una bella gatta da pelare per lui, come per tutti i guardasigilli che si sono succeduti negli ultimi 20 anni, vale a dire da quando Silvio Berlusconi ha fatto la sua discesa in campo. Nel 2010 il nuovo ministro della Giustizia aveva scritto al Foglio di Giuliano Ferrara, tendendo la mano al centrodestra per mettere a punto una riforma della giustizia "condivisa". Il tutto in un momento di massima tensione sull'argomento, con tanto di lodi e legittimi impedimenti. Tra le altre cose, Orlando si era detto favorevole alla separazione delle carriere dei magistrati, da sempre cavallo di battaglia di Berlusconi e del centrodestra in materia di giustizia.

PERCHE' L'OK A ORLANDO - Sul ministro della Giustizia, lo si era capito negli scorsi giorni, occorreva anche il placet del Cavaliere. Berlusconi a Renzi lo aveva detto chiaro e tondo: un nome a lui ostile in via Arenula avrebbe portato alle barricate di Forza Italia sulla strada delle riforme. D'altra parte lo stesso Alfano aveva avvertito il sindaco di Firenze: "No a un giustizialista". In un primo momento l'attenzione si era posata su Michele Vietti, in quota Udc. Un nome gradito a entrambe le parti. Renzi, a dire la verità, era tentato da altre strade, più dure e pure: prima fra tutte quella che portava a Nicola Gratteri. Ma Matteo ha dovuto fare i conti con la realtà. Riposizionati però i centristi su altri ministeri ha potuto lasciare fuori Vietti. "Ok a un nome politico ma che almeno sia del Pd", il succo del discorso di Renzi. Logico allora che la scelta sia ricaduta su Orlando. Della materia non si può dire sia un neofita, visto il suo precedente impegno come responsabile giustizia del Pd. Il Cavaliere ha dato il suo benestare. Primo per le sue posizioni considerate "costruttive", qualche maligno potrebbe dire "morbide", sulla giustizia. Secondo per la sua positiva militanza nel governo Letta. Proprio nella fase di maggiore crisi giudiziaria per il Cav, Orlando era istituzionalmente impegnato all'Ambiente e ha positivamente collaborato con gli uomini di governo del centrodestra. Insomma, il suo passaggio nel governo Letta ha per così dire reso più "neutra" la figura di Orlando e dunque accettabile per Berlusconi.

PERCHE' NON GLI ALTRI - Livia Pomodoro, Mario Barbuto, Raffaele Cantone. Sono stati tanti i nomi accostati al ministero della Giustizia. Negli ultimi giorni, nelle ultime ore, il favorito era da più parti considerato Nicola Gratteri. In realtà quella del pm anti 'ndrangheta è rimasta solo una suggestione. Qualcuno aveva ricordato i complimenti di Gratteri al governo Berlusconi sulla lotta alle mafie ("E' stato meglio di Prodi", aveva detto) ma in realtà il pm calabrese è stato considerato troppo "intransigente" per entrare nella squadra di un governo che comunque deve fare i conti con diverse anime. Più che Berlusconi sarebbe stato direttamente Napolitano a preferire un nome politico. Il nome di Orlando è stato scelto anche perché sulla giustizia il governo Renzi dovrà per forza di cose andare con i piedi di piombo. Cosa che sarebbe stata più difficile da fare con un nome come Gratteri. Per lo stesso motivo è stato escluso il pm anticamorra Raffaele Cantone, che aveva già fatto parte del pool in materia di lotta alla criminalità organizzata istituito dal governo Letta. Insomma, sulla giustizia, ancora una volta, è stata scelta la strada del compromesso. 

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