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Cronache
Green Pass protesta camionisti, c'è chi spenderà 900 euro al mese in tamponi

“Siamo una famiglia di 5 persone e non siamo disponibili a fare le cavie”, spiega ad Affaritaliani.it Gianni, padre, camionista, “volevamo vaccinarci ma poi diversi conoscenti hanno avuto gravissime reazione al vaccino e riteniamo non siano sicuri”.

Quindi che farete?

“Pensavamo di usare i tamponi, ma abbiamo calcolato che ogni mese spenderemmo 900 euro per farci analizzare. Ho tre figli giovani, due ragazza e un ragazzo. Solo una delle ragazze lavora, gli altri studiano e non hanno un’entrata. E’ ignobile. Come potremmo permettercelo? Andando a rubare? In pratica uno di noi dovrebbe lavorare solo per pagare i tamponi che hanno pure un’attendibilità dubbia. Ma che Paese siamo diventati?”.

E’ questo il sentimento che circola in larghi strati della società italiana: un problema economico si innesta sul ricatto del Green Pass che obbliga le persone a vaccinarsi data la minaccia di perdere il lavoro. Ed è un sentire destinato a crescere, da qui al 15 ottobre, data di entrata in vigore nei luoghi di lavoro delle nuove disposizioni. “Che siamo 10 o milioni di persone a protestare non mi importa”, racconta Gianni, “io sono costretto a farlo per i miei figli”.

Oggi senza sindacati e senza un’organizzazione, singoli camionisti  hanno dato inizio alle contestazioni sulle Autostrada. Dalle 10.00 del mattino, i rallentamenti a 30 km/h e le 4 frecce inserite sui camion per riconoscersi sono state le forme della protesta. Il sito di Autostrade per l’Italia segnala solo rallentamenti per incidenti e lavori ma non per manifestazioni. Chi si aspettava migliaia di auto a bloccare gli Autogrill, a sostegno della protesta, è rimasto deluso. Ma i video di piccoli tratti di autostrada sottoposti proteste ci sono. Guarda alcuni video

“I sindacati e la politica non fanno più quello per cui esistono, la loro ragione sociale, tutelare i cittadini e i lavoratori”, dice ad Affaritaliani.it lo storico e saggista Paolo Sensini, ideatore del No Paura Day, manifestazione di protesta che va in scena da mesi in molte piazze d’Italia contro la gestione della pandemia e che era anche tra gli organizzatori della manifestazione contro il Green Pass di sabato 25 settembre a Roma. “Fanno esattamente il contrario”, spiega Sensini, riferendosi a sindacati e politica, “le istanze che arrivano dalla società vengono chiuse in un sarcofago e bollate come azioni di terroristi. C’è un 30% della popolazione italiana che è completamente sprovvista di rappresentanza e di voce. Siamo in un’emergenza democratica vera, quando il 99% dei media predica lo stesso verbo”.

Considerato il divieto di raggiungere Roma con l’Alta velocità e i pullman, senza sottoporsi al tampone, i manifestanti contro il Green Pass organizzati da Fronte del Dissenso, Primum Non Nocere, No Paura Day e 100Giornidaleoni, Movimento 3V, Ancora Italia e FISI, sono comunque riusciti il 25 settembre scorso a riempire piazza San Giovanni. Ma non c’è solo chi manifesta nelle piazze. Tante realtà piccole e grandi e nelle forme più disparate sono pronte a inscenare la protesa. Come S.I. A.M.O Esercito, un’organizzazione sindacale civile che è composta da militari ed è nata per difenderne i diritti. “Non siamo no Vax”, ci spiegano dalla segretaria del sindacato, “anche perché siamo i più vaccinati anche al Covid. Ma il punto è che chi sceglie legittimamente di non vaccinarsi non può farlo. Ha un onore economico a proprio carico molte volte insostenibile. Chiediamo che siano predisposti in tutte le caserme dei tamponi gratuiti, messi a disposizione dal ministero della Difesa. Almeno quello. Ci sono coppie di militari che dovranno fare i tamponi. Ci chiediamo come potranno sostenere ogni mese una spesa di centinaia di euro?”.

E ancora: “Se l’obiettivo rimane salvaguardare la salute delle persone lasciando possibilità di scelta, questa deve essere salvaguardata senza alcuna discriminazione, come richiesto dal trattato europeo in merito. Diversamente non potremo accettare che il diritto al lavoro sia pregiudicato in questo modo selvaggio e agiremo con ogni forma di protesta, ricorsi inclusi, che la legge ci consentirà. Siamo certi che i colleghi ricorderanno in cabina elettorale il costo che ogni lavoratore dovrà accollare alla propria famiglia per poter lavorare”.

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