Caro carburanti, quasi 5 milioni di famiglie italiane in difficoltà: il costo di benzina e diesel pesa sempre di più sui bilanci e aumenta il rischio di povertà
La conferma ufficiale, casomai ancora servisse, è arrivata ed è stata messa nero su bianco anche da un autorevole studio scientifico: il caro carburanti non rappresenta più solo una mera preoccupazione per una voce di spesa in costante crescita nei bilanci familiari, ma è un vero e proprio fattore di impoverimento sociale.
È quanto emerge dallo studio commissionato da Transport & Environment (T&E) – la principale organizzazione indipendente no-profit europea sulla mobilità sostenibile – per TESSA, agenzia di ricerca dell’Università degli Studi della Tuscia. I dati delineano un quadro preoccupante: in Italia il 18,46% delle famiglie (pari a quasi 5 milioni di nuclei) fatica a sostenere i costi minimi per spostarsi. Per molti, infatti, utilizzare la macchina significa poter raggiungere il posto di lavoro, accompagnare i figli a scuola o accedere ai servizi sanitari. Tra questi, 643mila famiglie appartenenti alle fasce di reddito più basse (pari a circa un milione e mezzo di persone) si trovano addirittura in una condizione di estrema vulnerabilità, in balia dei continui aumenti dei prezzi del carburante.
Anche perché la “povertà dei trasporti”, come viene definita nel report, non coincide semplicemente con l’indigenza economica. Si tratta di uno “svantaggio multidimensionale” che unisce le difficoltà finanziarie alla carenza di infrastrutture e alla distanza dai servizi essenziali. Il problema riguarda soprattutto i nuclei economicamente più fragili, per i quali il costo di gasolio e benzina rappresenta una voce sempre più significativa delle spese correnti.
La situazione precipita drammaticamente nei piccoli comuni e nelle aree interne. In 1 comune su 10 in Italia, infatti, non esiste alcuna alternativa all’uso dell’automobile privata, rendendo lo svantaggio di una fascia della popolazione ancora più marcato. Lungo l’arco alpino, appenninico e nel Centro-Sud, ad esempio, si contano 766 comuni ad alta criticità totalmente privi di alternative alla macchina. Il fenomeno colpisce con forza il Mezzogiorno (più nello specifico in Calabria, Campania e Sicilia), dove risiede il 57% delle famiglie interessate da questo disagio economico. Ma riguarda anche le aree più svantaggiate delle grandi città. A Roma, ad esempio, il 42% della popolazione risiede in quartieri periferici penalizzati da collegamenti pubblici più complessi. Una condizione che obbliga molti residenti a utilizzare quotidianamente l’automobile, anche per tragitti che potrebbero essere coperti alternativamente.
Secondo il rapporto, le famiglie in Italia maggiormente esposte arrivano a spendere mediamente 297 euro al mese per gli spostamenti, una cifra che assorbe circa il 10% del loro bilancio. In un anno significa oltre 3.500 euro destinati alla mobilità, un peso economico considerevole che si aggiunge ai costi delle altre necessità quotidiane.
In Italia, del resto, il parco automobilistico circolante continua a dipendere per il 99,3% dai combustibili fossili. Una condizione che rende decine di milioni di cittadini particolarmente vulnerabili alle oscillazioni dei prezzi dei carburanti, con ripercussioni immediate sul potere d’acquisto.
Lo studio evidenzia poi un forte paradosso territoriale: le province più ricche registrano emissioni pro capite più elevate a causa di una maggiore intensità della mobilità e di percorrenze più lunghe, nonostante dispongano di un parco auto più moderno. Questo dimostra che il semplice rinnovo dei veicoli datati con mezzi meno inquinanti rispetto al passato, senza una vera e propria decarbonizzazione e riduzione dei combustibili fossili, non è sufficiente a contrastare la crisi climatica.
Il rischio è che l’ulteriore aumento dei costi per i carburanti finisca per sottrarre risorse ad altre necessità fondamentali, aggravando le disuguaglianze economiche e territoriali già presenti nel Paese.
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