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Cronache

di Antonino D'Anna

E dunque il Papa, in occasione della GMG di Rio de Janeiro, ha concesso l'indulgenza per chi, devotamente, seguirà la Giornata Mondiale della Gioventù attraverso social network e Twitter. Un balzo in avanti non da poco se si considera che la prima Messa mandata in onda dalla Rai nel '54 fu preceduta da un avviso che ricordava come la sua visione non fosse assoluzione del precetto domenicale, ossia il dovere (nonché il Comandamento) per il cattolico di santificare le feste. Era stato Pio XII in persona a precisare tutto questo, anche perché Eugenio Pacelli considerava la televisione roba da guitti. Poi però se ne servì anche lui che già si serviva della radio ed era stato regista di se stesso nel fim “Pastor Angelicus” del 1942.

Fu negli anni '60 che la Messa televisiva acquistò il valore di supplenza di quella “in persona”, a condizione però che lo spettatore fosse ammalato o fisicamente impedito ad assistervi: ad esempio una persona in carrozzella, che quindi non poteva fare gli scalini della chiesa (il concetto di “barriere architettoniche” era di là da venire). Con un balzo a sorpresa, dopo i cinguettii inaugurati da Benedetto XVI nel dicembre 2012, adesso Francesco permette l'acquisto delle indulgenze attraverso il social network. Un grosso passo avanti che riconosce la necessità di allargare le frontiere dell'evangelizzazione anche al cyberspazio. E i cybermissionari devono arrivare presto. C'è già padre Antonio Spadaro, geniale gesuita direttore della “Civiltà Cattolica”, intento a predicare da anni la cyberteologia (e a breve inizierà anche ad insegnarla, se è per questo): ma c'è bisogno di una presenza religiosa. In questi anni Internet ha fatto esplodere la domanda di sacro, che però – nel caso del cattolicesimo – molto spesso online si riduce a tifoserie (più o meno informate o formate) di questo o quel Papa, di questo o quel Concilio. Oppure personaggi e movimenti più o meno improvvisati, in nome di un non ben compreso “tradizionalismo”, sforano financo nell'antisemitismo (condannato dal Concilio Vaticano II e, di recente, anche da questo Papa). Per cui, in un momento simile in cui la “domanda” di fede è alta, non sarebbe male permettere la celebrazione, ad esempio, della confessione attraverso Skype. Un cyberconfessionale per chi non ha il tempo di andare in chiesa o deve subire l'orario d'ufficio del parroco. Un esempio? Nel mio caso le confessioni sono disponibili solo il sabato, dalle 15 alle 18: cavoli vostri se avete voglia di penitenza la domenica. Vi tocca aspettare il sabato successivo. Anche un po' di cybercatechismo non sarebbe male.

In questi anni abbiamo avuto modo di constatare che ci sono tanti cattolici non molto informati sulla fede. Che un laico o comunque uno lontano dalla fede non sappia certi dogmi o confonda certe nozioni può anche passare; ma che sui social network ci sia la beghina di turno pronta a scrivere che “dobbiamo pregare per Papa Francesco perché contro di lui c'è il Papa nero”, senza sapere che il Papa nero è il Generale dei Gesuiti e che i Gesuiti fanno voto (aggiuntivo) di obbedienza al Papa... questo lascia abbastanza perplessi. O depressi. Per finire una riflessione e una domanda provocatoria (ma non troppo). Se le tecnologie elettroniche – a patto che ci sia la dovuta devozione – permettono di lucrare l'indulgenza per la GMG 2013, per quale motivo 7000 italiani (previsti) hanno speso fino a 235 euro l'uno per un totale di 1.645.000 euro (un milione seicentoquarantacinquemila euro, cioè tre miliardi e duecento milioni circa delle care vecchie lire), volo escluso in un momento in cui lo stesso Papa Francesco predica sobrietà? Quel milione e 645.000 euro non poteva essere investito in opere di bene in Italia e nel mondo? Uno streaming online – o l'ottimo servizio reso da TV2000 di Dino Boffo – sarebbe bastato.

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