“È un cambiamento enorme, per lui e anche per me, ma non sono spaventato. Sorpreso sì, da quando ho visto l’enorme attrazione verso gli altri che esercita. Quando sabato ha cominciato a parlare, ho sentito nella sala come un’aura, una tensione spirituale: le sue parole entravano nel cuore della gente” Eduard Planas, 44 anni, il compagno di monsignor Krzysztof Charamsa, commenta sul Corriere Della Sera, la ‘scandalosa’ confessione del religioso. Il primo coming out di un uomo di Chiesa con un ruolo importante in Vaticano. Dopo la comunicazione al mondo della loro storia i due sono stati sempre insieme per affrontare il cambiamento radicale nella vita del teologo, sospeso da tutti i suoi incarichi.
Il monsignore, ufficiale della Congregazione per la Dottrina della fede dal 2003, era segretario della Commisione teologica internazionale vaticana e insegnava teologia alla Pontificia università gregoriana e al pontificio Ateneo Regina Apostolorumo a Roma. Planas, nell’intervista al quotidiano, afferma però che non è “stato questo il momento più difficile, ma il passaggio più duro per Krzysztof e per me che gli ero vicino è stato liberarsi dalla oppressiva vergogna di non essere una persona eterosessuale”. “Ho visto in questi giorni le cose per cui lo amo – continua Planas – io sono una persona normale, che ha incontrato una persona molto speciale”.
I due insieme sottolineano la solidità del loro rapporto: “Siamo complementari e grazie a questo vediamo il mondo in modo più completo”. Monsignor Charamsa ribadisce la convinzione che il suo gesto sia stato “un passaggio profondamente cristiano, perché riflette la nostra verità e ci permette finalmente di dedicare il cuore libero da complessi e sensi di colpa a Dio e agli altri”. Sentire le parole di papa Francesco che durante le celebrazioni per l’apertura del Sinodo ha tra l’altro ammonito la “Chiesa con le porte chiuse” che “tradisce se stessa”, conclude Charamsa “è stato un conforto: in ogni omelia il Santo Padre ci ha abituato a lasciarci una parola forte, che è comprensibile a tutti e non diretta solo a pochi eletti: va al cuore e scuote la coscienza. Oggi mi sento ancora più parte della Chiesa, l’ho scritto a mia madre: amo la Chiesa più di due giorni fa. Non ne sono uscito, ho solo perso il lavoro in un ufficio”


