“La fragilità di alcuni nostri colleghi ci inquieta“, ha detto Christophe Régnard, presidente dell’Unione sindacale dei magistrati francesi durante un congresso. Negli ultimi anni sono stati molti i casi di suicidi di magistrati, Poi Régnard si è rivolto al ministro della Giustizia: “Qui in questa sala c’è la vedova di un collega che esercitava a Nanterre. Le avete lasciato delle speranze su una possibile azione sul suo caso, ma poi non avete fatto nulla”.
Il ministro della Giustizia non ha risposto nulla, mentre Anne, la vedova, è uscita dalla sala senza dire una parola. Il suo compagno, Lionel, 50 anni, sostituto procuratore a Nanterre, si è impiccato nella loro casa il 6 marzo 2012. Lei sapeva che lui aveva dei problemi, ma ha la sensazione che la giustizia non voglia indagare sulla vicenda. Da 20 mesi richiede con forza un’inchiesta seria ed è convinta che Philippe Courroye, procuratore dell’epoca, abbia una qualche responsabilità.
La vedova sostiene la pista delle molestie psicologiche e dell’omicidio colposo. Il comitato di sicurezza sul lavoro del tribunale di Nanterre si è domandato se esista “un legame tra il suicidio e le condizioni di lavoro” e ha richiesto a due riprese, a marzo e a giugno del 2012, un’ispezione dei servizi giudiziari.
Il governo si invece accontentato di inviare a Nanterre un funzionario dell’ufficio dell’azione sociale, che non si è nemmeno preso la briga di parlare con i dieci magistrati che volevano collaborare e ha concluso che “nessuna informazione inquietante concernente lo stato di salute dei magistrati o le condizioni legate al lavoro”.
Secondo le ricostruzioni, Lionel aveva chiamato Philippe Courroye una domenica mattina alle 7, dieci giorni prima di uccidersi, per esprimere la sua indignazione sul fatto che qualcuno avesse spiato il suo computer. Molto preoccupato, il procuratore aveva chiesto al suo aggiunto Marie Christine Daubigney di convocarlo. Il procuratore aggiunto l’ha ricevuto la mattina della sua morte. E’ uscito dall’incontro angosciato. La vedova ha scritto alla ministra della giustizia per chiedere un incontro ma non ha ricevuto risposta. Ora non le resta che fare una denuncia penale per provare a scoprire la verità.
