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Il gioco? Ci insegna a vincere e a perdere

Il gioco insegna a saper vincere e a saper perdere; comunque, insegna a comportarsi in maniera intelligente e dignitosa di fronte ai rischi dell’azzardo, cioè della vita. E qui affrontiamo subito un punto crucial

Ammetterete che, perfino al momento della nascita, la fortuna ha giocato, per voi e al vostro posto, un ruolo molto importante. Decisivo forse no, ma importante certamente. Ammetterete che, presentandoci tutti alla linea di partenza della vita, e non siamo noi che abbiamo chiesto di venire al mondo, il cinguettio dei bebè è assai diverso: un conto è nascere in una clinica di Manhattan, un conto in una boscaglia dell’Africa più povera. Il rischio che ci assumiamo al momento della nascita, senza alcuna possibilità di influire con la nostra volontà, è notevole, eccome: possiamo nascere malformati, ma intelligentissimi, oppure sani belli e forti, ma stupidi. Anche interamente sani e perfetti, ricchi e quant’altro: perché no? Ma esiste sempre, sia nel gioco, sia nella vita, l’altra faccia della medaglia: alla nascita potremmo anche essere costituzionalmente malati, appartenenti a una famiglia disgraziata, e per di più idioti. In linea di massima abbiamo qualità e difetti: non li abbiamo scelti noi, come si farebbe in un supermarket, non li abbiamo scelti o voluti. Ci becchiamo tutti ciò che capita. E tuttavia, non la nascita, ma l’evoluzione della vita ci sottoporrà, in maniera decisiva, a quotidiane partite di rischio. Nel bene e nel male.

Grazie al cielo (ovvero a Dio, o alla fortuna, al destino: come volete) non sarà il primo caso, se il bebè nato in un bosco africano, tra scimmie e serpenti, diventerà un premio Nobel, che so, per la scienza o per la letteratura. Nè ci stupiremo più di tanto se il pargoletto di Manhattan, accolto in un lussuoso appartamento di Park Avenue, precipiterà via via nei sobborghi, come un delinquente comune, o un tossicodipendente, maltrattato sempre più crudamente dalla fortuna, quanto era stato ben voluto al momento di aprire gli occhi, cioè i giochi!

Cesare Lanza