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Cronache

No, caro Pierri, stavolta non ci siamo. Il matrimonio tra due omosessuali non può essere sacramento secondo la Chiesa cattolica proprio per quel codice di Diritto Canonico che lei cita. Quando lei dice: “Obiezionece la risposta. E la conosce proprio in virtù di quel Diritto canonico che ha appena citato: la distinzione tra diritto divino (eterno, fisso, immutabile), e il diritto umano che può essere modificato. Ora, siccome il diritto divino – come lei sa e come possono sapere i nostri lettori – è fondato sulla Scrittura, lei sa meglio di me che il Sacramento del Matrimonio nasce alle Nozze di Cana, ossia tra un uomo e una donna, da cui anche il divieto: “L'uomo non osi separare ciò che Dio ha unito”. Non solo: il matrimonio trova radice (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2335) “una maniera di imitare, nella carne, la generosità e la fecondità del Creatore: «L'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno una sola carne» (Gn 2,24)”.

Trovo poi malizioso accostare una coppia omosessuale che si vuole sposare in chiesa a due anziani che decidono di contrarre matrimonio nella Chiesa cattolica. Per il banale motivo che chi si sposa sa e accetta che il matrimonio è aperto alla procreazione (naturale, ovviamente): accetta cioè la volontà di Dio (tenuta presente la dottrina sulla paternità e maternità responsabile, e manzionanamente: eccetera, eccetera), al di là della sua età. Discorso diverso per due omosessuali, che non potrebbero procreare: e se per assurdo fossero sposati, con il ricorso all'utero in affitto per avere un figlio avrebbero attentato alla dignità del matrimonio, commettendo quantomeno adulterio. E la Chiesa, secondo lei, potrebbe accettare una cosa del genere?

Caro Pierri, non riesco a capire perché la Chiesa debba per forza inventarsi (e questa sì che sarebbe invenzione e forzatura) il matrimonio gay cattolico. La Chiesa ha delle regole che non può cambiare, e lei lo sa benissimo proprio in virtù della citazione giuscanonistica da cui parte per il suo ragionamento. Una di queste regole è che il matrimonio, in virtù della legge divina, è per la Chiesa solo tra uomo e donna. Se – come suggeriva il compianto cardinale Carlo Maria Martini – lo Stato vuole regolare l'unione più o meno stabile tra due omosessuali, nulla quaestio (ma osservo che in Francia non è stato boom di matrimoni omosex, anzi sono stati quasi 600 in tre mesi). Ma chiedere alla Chiesa di rinunciare alla sua fede, questo non è possibile. Allora per quale motivo continuare, ad esempio, a dire no all'aborto o all'eutanasia? E chi lo dice? Un cordiale saluto.

Antonino D'Anna

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