In questa domenica di ecumene tra cattolicesimo e islam che vede la partecipazione -più che altro evocata (e speriamo non armata) – di discepoli di Maometto nella casa di Cristo alcune considerazioni sorgono spontanee.
Papa Francesco ha voluto fino ad ora, tenere un livello assolutamente basso nel confrontarsi con il difficile tema del terrorismo islamico; è giusto, è scritto nel Vangelo, “porgi l’altra guancia”, “perdona settanta volta sette” (che fa quattrocentonovanta). Il fatto è che in queste contrapposizioni dottrinarie il Papa non cita mai l’Antico Testamento che quanto a durezza non è male; ad esempio:
Numeri, 25:4 – “Il Signore disse a Mosè: Prendi tutti i capi del popolo e falli impiccare davanti al Signore, alla luce del sole, affinché l’ardente ira del Signore sia allontanata da Israele.”
Dunque se la Chiesa cattolica accetta anche l’Antico Testamento deve farci pure i conti e soprattutto deve mediare e spiegare due visioni completamente opposte del comportarsi con il “nemico”.
Il Papa riveste non solo un alto valore spirituale (ed anche il Dalai Lama lo fa) ma anche “politico” (la qual cosa provoca sempre imbarazzi dai tempi di Napoleone) e quindi deve conciliare le cose del Cielo con quella della Terra: ad esempio, deve proteggere le comunità cristiane in terre arabe, come Pio XI e Pio XII dovevano proteggere i cristiani in Germania al tempo del Nazismo.
I due Papi si attirarono strali da tutte le parti nella indubbiamente difficile opera di composizione di esigenza spesso diverse se non addirittura manifestatamente contrapposte.
E’ importante anche ricordare che il predecessore di Francesco e cioè Benedetto XVI, Papa Ratzinger, è restato famoso per le sue posizioni anti – Islam espresse in un celebre discorso in una università tedesca che tante polemiche provocò.
Molti cristiani in questi tempi difficili cercano di rileggere la storia e di ripassare quanto studiato a scuola; le crociate sono in genere viste negativamente dallo stesso occidente come un momento di violenza ma in realtà furono un momento di “autodifesa” dell’occidente stesso da chi tagliava già allora la testa ai pellegrini del Santo Sepolcro e naturalmente vi furono atti di “eccessivo zelo” anche da parte dei cristiani come avviene in tutte le guerre e specificatamente in quelle di religione.
In questo contesto storico così complesso ed articolato attraversato da potenti forze emotive sarebbe sbagliato non approfondire l’ideologia che sta dietro al fondamentalismo islamico che si basa comunque su certi “valori” che l’occidente non vuole o non può più riconoscere; si tratta di due concezioni del mondo diametralmente opposte e per questo gli interessi emotivi messi in gioco sono enormi e praticamente inconciliabili.
L’occidente secolarizzato non può più comprendere che una persona si immoli per dei “valori” (seppur sbagliati) e non capendo questo derubrica il fenomeno a semplice fanatismo terrorista perdendo la bussola interpretativa di un fenomeno complesso e assolutamente non riducibile a semplificazioni ma perdendo anche quei pochi strumenti che potrebbero essere messi in campo per tentare una soluzione.
Dunque si tratta di una guerra di religioni, inutile negarlo, ed ancor di più una guerra ideologica anche se Papa Francesco nega assolutamente che sia vero e in realtà questa presa di posizione ha suscitato molte critiche visto l’alto numero di sgozzati tra preti e suore negli ultimi anni.
L’atto nella chiesa francese poi è stato del tutto simbolico, a valenza archetipale e pregno di significati religiosi; non si può assolutamente negarne l’evidenza.
Papa Francesco deve prendere atto che è in corso una vera e propria guerra di religione che pone alla religione stessa e alla politica mondiale degli interrogativi che non possono essere solo etichettati come “fanatismo religioso” di un gruppo di malati di mente perché in occidente si tenta di interpretare qualsiasi crimine efferato come “malattia mentale” proprio perché non ci son più gli strumenti interpretativi per riconoscerne la valenza di tragica “normalità”.
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