Le pensioni potrebbero aumentare di circa il 2,9% dal gennaio 2027, ma la percentuale non è ancora definitiva. È il livello dell’inflazione acquisita per il 2026 sulla base dei dati disponibili ad agosto, utilizzato nelle prime stime sulla prossima perequazione.
Se il 2,9% fosse confermato, una pensione da 1.000 euro aumenterebbe di circa 29 euro lordi al mese, una da 1.500 euro di 43,50 euro e una da 2.000 euro di circa 58 euro.
Rivalutazione pensioni 2027, quanto aumenterebbero 1.000, 1.500 e 2.000 euro
Per gli assegni collocati interamente nella fascia che riceve la rivalutazione piena, il calcolo è diretto. Con un tasso del 2,9%:
- 1.000 euro diventerebbero circa 1.029 euro;
- 1.500 euro circa 1.543,50 euro;
- 2.000 euro circa 2.058 euro.
Sono importi lordi e indicativi.
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Per le pensioni più elevate il meccanismo attualmente previsto applica il 100% dell’indice alla parte fino a quattro volte il trattamento minimo, il 90% alla fascia successiva fino a cinque volte il minimo e il 75% alla quota superiore.
Pensioni 2027, quanto salirebbe la minima
Il trattamento minimo Inps per il 2026 è pari a 611,85 euro al mese. Applicando soltanto una perequazione del 2,9%, la base arriverebbe a circa 629,60 euro, con un aumento di poco meno di 18 euro mensili.
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Il valore effettivo potrebbe però essere diverso se la legge di Bilancio introducesse maggiorazioni straordinarie o modificasse i criteri attuali.
Rivalutazione pensioni 2027: quando sapremo la percentuale definitiva
Il 2,9% non è ancora il valore ufficiale della perequazione 2027. Il dato finale dipenderà dall’inflazione media del 2026 e verrà fissato con un decreto del Ministero dell’Economia, normalmente pubblicato nella seconda parte di novembre.
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L’ANSA stima che una rivalutazione vicina al 2,9% possa costare allo Stato circa 10 miliardi di euro lordi, tenendo conto del meccanismo per fasce. Gli importi calcolati oggi vanno quindi letti come simulazioni utili a capire l’ordine di grandezza, non come aumenti già confermati.


