Fondato nel 1996 da Angelo Maria Perrino
Direttore responsabile Marco Scotti

Home » News » Ilva, sequestrati beni per quasi un miliardo di euro

Ilva, sequestrati beni per quasi un miliardo di euro

Militari del Gruppo di Taranto, con l’ausilio di Reparti sul territorio nazionale, su disposizione del gip di Taranto, hanno eseguito operazioni di sequestro preventivo, funzionale alla confisca per equivalente, di beni immobili, disponibilita’ finanziarie e quote societarie per una somma complessiva di oltre 916 mln di euro. Le attivita’ di sequestro, che hanno riguardato altre 13 societa’ a diverso titolo riconducibili al Gruppo Riva, sono state eseguite principalmente nella sede di Milano e Taranto ed hanno interessato anche le citta’ di Roma, Genova, Cagliari, Modena, Parma, Reggio Emilia, Sondrio, Varese, Potenza, Bolzano, Savona, Bergamo, Brescia, Verona, Napoli, Salerno, Bari, Vercelli, Coma, Massa Carrara, Lecco, Cuneo.

In particolare, sono state interessate 9 societa’ controllate in via diretta e indiretta in forma dominante, da Ilva S.p.A – 3 societa’ controllate in via diretta, in forma dominante, da Riva Forni Elettrici S.p.A. – 1 Societa’ controllata mediante influenza dominante da Riva Fire s.p.a.. All’esito di questa fase , sono stati sequestrati beni immobili per oltre 456 mln di euro, disponibilita’ finanziarie per oltre 45 mln di euro, azioni e quote societarie per circa 415 mln di euro. Sono stati sequestrati altresi’ un centinaio di automezzi, il cui valore complessivo e’ ancora in corso di quantificazione. Le attivita’ medesime scaturiscono da un ulteriore dispositivo della predetta Autorita’ Giudiziaria, che ha “esteso” il decreto di sequestro preventivo gia’ emesso nello scorso mese di maggio, fino alla concorrenza della somma di 8,1 mld di euro, nei confronti delle societa’ “Riva – F.I.R.E.”, “Riva Forni elettrici” e “Ilva”, tutte con sede a Milano. Tale “estensione” , in pratica, ha riguardato le societa’ “controllate, collegate o comunque sottoposte all’influenza dominante” dalle predette “ex articolo 2359 c.c.”. L’importo di 8,1 mld di euro era stato commisurato al vantaggio economico goduto dal citato gruppo industriale, derivante dalla mancata messa in opera delle strutture necessarie all’ambientalizzazione della nota azienda siderurgica tarantina.