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Cronache
Incidenti stradali, 30 anni di revoca patente per chi fugge

Pene più severe per chi al volante provoca morte o lesioni e poi si dà alla fuga. Il ddl sull'omicidio stradale che verrà esaminato dall'Aula del Senato dovrebbe introdurre una stretta proprio per chi non si ferma dopo aver provocato un incidente. Due emendamenti del relatore, Giuseppe Cucca, introducono infatti la fuga come aggravante. Cucca propone di aumentare la pena di un terzo e prevede anche un periodo di 30 anni prima che il conducente possa rifare l'esame per riottenere la patente.

L'APPELLO/ PUNIRE ANCHE LA DISTRAZIONE PER L'USO DEL CELLULARE - Noi cittadini di questa Repubblica facciamo appello al Parlamento, al Governo e al Presidente della Repubblica affinché venga istituito in tempi brevi il reato di omicidio stradale con una legge giusta e completa. Ogni anno in Italia più di quattro mila persone muoiono sulle nostre strade. Donne e uomini, giovani e anziani, innocenti vittime di chi consapevolmente adotta comportamenti che mettono a rischio la propria vita e quella di coloro che incontrano nel loro percorso.

Occorre una legge che stabilisca che chi uccide per strada perché ubriaco, drogato, consapevolmente distratto per l'utilizzo irresponsabile di apparati cellulari e/o elettronici o perché procede ad una velocità superiore ai limiti consentiti è colpevole di omicidio stradale. Oggi nell'aula del Senato inizia la discussione sul testo approvato dalla Commissione Giustizia. Esprimiamo il nostro apprezzamento per il lavoro svolto dai commissari perché rappresenta un grande passo in avanti sulla strada per giungere ad una buona legge. Ma ci preme anche sottolineare che la mancanza nel testo della fattispecie sulla distrazione consapevole dovuta all'uso non consentito di cellulari e apparecchi elettronici rappresenta una grave lacuna che dovrà essere colmata.

Il buon senso ci suggerisce che chi uccide perché mentre sta guidando si distrae per inviare o leggere un sms, un messaggio di posta elettronica, di whatsapp, o guardare un film sul tablet, oppure parlare al telefonino senza vivavoce e senza auricolare è consapevole almeno quanto chi uccide mettendosi alla guida sotto l'effetto di alcol e droga o viaggiando ad una velocità di molto superiore ai limiti consentiti. Ma se questo non verrà sancito dalla legge si rischia di produrre un effetto pratico di "legittimazione" di questi comportamenti intesi come attenuanti. Qualcuno potrà dire: "Ha ucciso una persona investendola sulle strisce o schiantandosi contro un altro mezzo, perché stava leggendo un sms, o facendosi un selfie, o leggendo la mail, oppure perché stava chattando. Ah beh, allora non è omicidio stradale è solo omicidio colposo".

Non si può accettare questa logica. Non la si deve accettare anche perché le statistiche affermano che questi comportamenti sono la causa più frequente di incidenti mortali. E allora perché questa esclusione. Perché si è voluto mettere da parte emendamenti che pure erano stati presentati, anche su nostra sollecitazione, senza spiegarne la ragione.

Per fortuna siamo ancora in tempo per inserire nel testo poche righe che darebbero completezza alla norma e renderebbero la legge una buona legge: "La stessa pena di cui agli articoli 589-bis e di cui all'articolo 590-bis si applica anche nell'ipotesi in cui il reato è commesso dall'agente che durante la guida utilizzi apparecchi di telefonia mobile o elettronici senza attivare i congegni idonei a prevenire cali di attenzione durante la guida." Poche righe che estenderebbero anche a questi casi il sostanziale ergastolo della patente (30 anni previsti dal testo), che a nostro parere va applicato in maniera più estensiva.

Onorevoli Senatori, Onorevoli Deputati, Signori Ministri, Signor Presidente del Consiglio, Signor Presidente della Repubblica, voi che avete il diritto/dovere di definire le regole della nostra convivenza civile, siete chiamati a dare al nostro Paese uno strumento efficace di prevenzione e repressione di un fenomeno sociale in allarmante crescita qual è quello dei comportamenti irresponsabili alla guida. Fate in modo che l'istituzione del reato di omicidio stradale sia fatto con una legge giusta e completa, che non dia più margini di impunità ai responsabili di così gravi delitti. Risponderete cosi anche al desiderio di giustizia delle vittime della strada e dei loro familiari che con lucidità e senza spirito di vendetta si battono da anni sapendo bene che qualsiasi norma venisse approvata non avrebbe effetti sulle vicende processuali che li riguardano.

Noi saremo come sempre rispettosi delle istituzioni e delle persone che le rappresentano ma continueremo a far sentire forte la nostra voce perché riteniamo questa una battaglia per costruire uno strumento di civiltà giuridica del quale il nostro Paese non può più fare a meno.

Marina Fontana Cona, vedova di una vittima della strada

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