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Cronache

Gentile Direttore Angelo Maria Perrino,

desidero portarLa a conoscenza della triste storia della Signora Maria , di anni 60, dipendente di una Società di trasporti nazionale, la quale si è rivolta alla mia associazione per chiedere un consiglio su come comportarsi con i suoi colleghi che continuano ad esercitare nei suoi confronti continue vessazioni mediante offese in merito alla sua identità femminile e circa il suo aspetto fisico, ridicolizzando la sua sensibilità e le delicatezza del suo carattere. Si puo' affermare che bullismo è sempre stato un fenomeno riscontrabile nei ghetti, nei quartieri sottosviluppati, nelle aree depresse dei paesi e delle città. Attualmente, esso si manifesta in ambienti diversi socialmente e culturalmente, purtroppo molto numerosi, nelle scuole, nei gruppi di vario tipo, addirittura nei luoghi di lavoro, quasi vi fosse una decadenza dei costumi della nostra società.

In definitiva è il comportamento di chi si uniforma all’idea che essere liberi significhi poter fare qualsiasi cosa e dire qualsiasi cosa. È un fenomeno, tuttavia, che denota la perdita della consapevolezza del valore dell’altro, che diventa destinatario di violenza verbale o addirittura fisica. Ad un’osservazione attenta il bullismo è connesso al dolore, o meglio al dolore morale, che si esprime, in vario modo, nella nostra società. Non si può negare che la nostra società soffra ed il grido di dolore che sprigiona la sofferenza è manifestato sia da coloro che operano la violenza insita nei gesti di bullismo, sia da coloro che la subiscono. Chi non segue più i dettami del cuore, ma l’istinto animale ed aggressivo è certo che soffra. È solo l’educazione al valore sacro della vita e degli altri a poter generare una relazione positiva e costruttiva, non violenta, tra le persone. Allora, occorre chiedersi se ancora si educa all’instaurazione di una relazione umana, al rispetto dei valori sociali, al valore che gli altri necessariamente recano con sé.

In definitiva, occorre domandarsi: “Chi educa, che cosa trasmette?”. Per quanto concerne la violenza nei luoghi di lavoro, occorre domandarsi “chi è preposto a regolare , nei luoghi di lavoro, il corretto operare delle risorse umane perché permette il bullismo?” Nelle scuole, nelle famiglie, è certo che si pongano le basi del percorso educativo e se tale percorso è inficiato da distorsioni, dalla mancanza del riferimento al valore morale e sociale del rispetto degli altri, è vero che il comportamento dei singoli sarà un comportamento che farà propria la rozzezza umana e la violenza, che non è solo quella urlata , agita direttamente, ma anche quella di chi abusa del proprio potere o di un rapporto di potere sbilanciato.

Nelle Aziende e , soprattutto nelle Aziende che rappresentano lo Stato italiano, coloro che amministrano il personale, hanno il dovere istituzionale ed anche il dovere morale di impedire ogni gesto vandalico , ogni atteggiamento discriminatorio, in quanto ad essi sono affidate le sorti dell’Azienda Un’Azienda permissiva in cui niente è considerato scandalo, non può che essere perennemente in crisi. Occorre, pertanto, fermarsi a riflettere. Occorre fermarsi a pensare, rivedere quanto è sbagliato e rilanciare i temi del Bene e del Male, mai superabili se è vero che occorre dirigersi verso il bene comune e non di piccoli clan, il cui slogan è la violenza morale, è la menzogna , o una visione distorta del rapporto con gli altri che non appartengono al proprio gruppo. In un’Azienda non bisogna coltivare la vita dei clan , occorre rilanciare i temi del lavoro e della partecipazione attiva di tutti , altrimenti essa è destinata a fallire.

Permettere il bullismo o uniformarsi ai criteri comportamentali tipici del bullismo significa solo ammettere la propria debolezza, la propria incapacità e permettere il fallimento dei progetti di natura lavorativa , che possono realizzarsi solo in un contesto armonico che fa vivere le differenze, in quanto da esse ricava la forza propulsiva per avviare processi produttivi di benessere. L'Associazione Progetto di Vita , da sempre attenta ai valori di libertà e di dignità della persona umana , intende presentare una petizione affinchè il bullismo nei posti di lavoro diventi reato.

Biagio Maimone

Fondatore Associazione “Progetto di Vita Azioni contro la povertà in Italia e nel Mondo e contro oogni forma di discriminazione

www.progettodivita.org - info@progettodivita.org

Tags:
lavorobullismo
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