A- A+
Cronache

No alla scarcerazione di monsignor Nunzio Scarano: e' il parere espresso dalla procura di Roma davanti al tribunale del riesame che deve pronunciarsi in merito all'istanza presentata dai difensori del presule, detenuto dal 28 giugno con l'accusa di corruzione e calunnia per aver tentato di trasferire in Italia 20 milioni di euro dalla Svizzera degli armatori D'Amico.

I difensori di Scarano, gli avvocati Silverio Sica e Francesco Caroleo Grimaldi, hanno chiesto al tribunale del riesame di annullare l'ordinanza di arresto o in alternativa di concedere i domiciliari in una parrocchia. Il tribunale del riesame di Roma, che decidera' nei prossimi giorni, dovra' anche pronunciarsi in merito alle richieste di scarcerazione degli altri indagati, l'ex 007 Giovanni Zito, detenuto nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere, e del broker finanziario, Giovanni Carenzio, agli arresti nel carcere di Poggioreale a Napoli. Alla base della richiesta di scarcerazione di monsignor Nunzio Scarano c'e' "la collaborazione" da lui fornita agli inquirenti accettando di rispondere alle domande sia del gip che del pubblico ministero. Nell'istanza presentata dai difensori al Riesame si sottolinea, inoltre, che monsignor Scarano non puo' piu' reiterare il reato poiche' e' stato sospeso dal servizio presso l'Apsa, l'amministrazione del patrimonio della sede apostolica, non ha una buona salute e non ha piu' alcun rapporto con Zito, Carenzio e con gli imprenditori D'Amico.

Il compenso previsto per monsignor Nunzio Scarano ammontava a due milioni e mezzo di euro, se fosse riuscito a far rientrare dalla Svizzera 20 milioni di euro. Lo scrive il gip del tribunale di Roma, Barbara Callari, nel verbale dell'interrogatorio di garanzia di Scarano durato tre ore nel carcere di Regina Coeli il primo luglio scorso. "Il corrispettivo per il reingresso dei capitali che Scarano doveva percepire era due milioni e mezzo di cui, a detta del religioso, un milione era destinato alla costruzione di una chiesa", scrive il gip nel verbale sottolineando anche che monsignor Scarano ha riferito di percepire "uno stipendio di circa 3mila e 200 euro al mese" e di essere proprietario "di due appartamenti a Salerno". "Lo dissi anche a Carenzio - racconta Scarano al giudice - mentre prendevamo un caffe? davanti al Vaticano che consideravo quel denaro come un prestito che mi sarebbe servito a risolvere alcuni problemi finanziari che avevo con un mio parente".

Il danaro che doveva essere trasferito dalla Svizzera all'Italia e' in realta' finito a Beirut. E' quanto ha raccontato monsignor Nunzio Scarano nel corso dell'interrogatorio di garanzia davanti al gip Barbara Callari il primo luglio scorso. Scarano racconta di aver incontrato gli armatori Cesare e Paolo D'Amico, i due imprenditori che a suo dire erano interessati al rientro dei 20 milioni di euro dalla Svizzera.

Secondo quanto riferisce il presule al giudice gli armatori D'Amico avrebbero mandato un loro dipendente "a casa di Giovanni Carenzio, il quale ha detto che ci sarebbe stata una richiesta molto esosa di Giovanni Zito, per cui non e' andata in porto l'operazione e che il denaro lui lo avrebbe portato a Beirut, circa 41 milioni di euro, perche' e' un paradiso fiscale".

Tags:
beirutiorscarano
in evidenza
Il trauma di Romina Carrisi "Ho lavorato negli strip club"

Dolorosa esperienza negli USA

Il trauma di Romina Carrisi
"Ho lavorato negli strip club"

i più visti
in vetrina
Meteo agosto: fresco al Nord, Africa al Sud. E a Ferragosto colpo di scena

Meteo agosto: fresco al Nord, Africa al Sud. E a Ferragosto colpo di scena





casa, immobiliare
motori
Taigo: il primo SUV coupé di Volkswagen

Taigo: il primo SUV coupé di Volkswagen


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.