Si chiama terapia elettroconvulsivante ma, secondo alcuni, sarebbe molto simile ad un elettroshock. Ecco la testimonianza di una persona che è stata sottoposta a questo trattamento: “Sbavavo, non riuscivo a ricordare chi ero”. E poi: “Quando ho aperto gli occhi ero un’altra persona”. Questo trattamento consiste nell’applicare due elettrodi sulla nuca che provocherebbero una fortissima convulsione.
Già nel 2012 la Commissione parlamentare d’inchiesta sul Servizio sanitario nazionale, presieduta da Ignazio Marino, aveva sottolineato che a ricorrere all’elettroshock sono “91 strutture ospedaliere” dell’intero territorio nazionale, “14 solo in Sicilia”.
Dal 2008 al 2010, il triennio preso in esame dalla Commissione d’inchiesta, sono state 1400 le persone sottoposte a “Tec”, terapia elettro convulsivante, la maniera più articolata in cui viene chiamata la pratica di applicare elettrodi in testa. Sulla base delle indicazioni del ministero della Salute, la Commissione ha reso note le strutture ospedaliere sia pubbliche che private che ne fanno uso. Colpiscono, in particolare, i dati dell’Ospedale civile di Montichiari, in provincia di Brescia.

