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Italia tra maltempo ed eventi sempre più intensi: l’esperto fa chiarezza. “Clima impazzito? Ecco cosa ci aspetta davvero”
Affaritaliani ha intervistato il meteorologo di 3Bmeteo, Edoardo Ferrara

Italia tra maltempo ed eventi sempre più intensi: "Ci aspettiamo inverni mediamente più caldi"
Milano (Marittima) e non Milano (città) si è svegliata inaspettatamente sotto la neve. Affaritaliani ha intervistato il meteorologo Edoardo Ferrara, per capire cosa sta accadendo e che inverno ci aspetta.
Milano Marittima si è svegliata sotto la neve: episodi come questo sono davvero un segnale di “clima impazzito” oppure rientrano nella normale variabilità stagionale?
"No, assolutamente, non parlerei di “clima impazzito”. In realtà non eravamo più abituati a episodi nevosi di questo tipo, ma negli inverni degli anni ’80 e ’90 – e anche fino al 2010-2012 – erano fenomeni abbastanza normali. L’Emilia-Romagna, così come il Centro Italia e persino alcune zone del Sud, può avere inverni nella norma con nevicate anche lungo le coste.
Questo accade quando arriva aria molto fredda dai Balcani che, interagendo con una perturbazione – come successo in questo caso – favorisce nevicate fino in pianura o addirittura a livello del mare. Il punto è che oggi ci sembrano strani perché non accadono più con la stessa frequenza di una volta: con il riscaldamento climatico l’aria è mediamente più calda e questi episodi sono diventati molto più rari".
Come dobbiamo interpretare un episodio come questo: è un fatto contingente oppure ci dice qualcosa sul clima nel lungo periodo?
"Bisogna fare una distinzione: il clima, nel complesso, si sta scaldando. Questo però non esclude che possano verificarsi ancora episodi freddi e nevosi, infatti continuano a esserci, ma sono meno frequenti rispetto al passato. Anche durante un inverno mediamente più caldo possono arrivare, per alcuni giorni, fasi più fredde con neve fino in pianura.
Oggi ci sembrano eccezionali perché accadono di rado: in Romagna un episodio simile mancava dal 2018, mentre anni fa – come nel 2012, 2010 o 2009 – capitava molto più spesso. Il riscaldamento climatico, quindi, alza la media generale, ma non impedisce che localmente si presentino ancora brevi incursioni fredde".
Il cambiamento climatico sta aumentando la frequenza e l’intensità degli eventi estremi?
"Gli eventi estremi stanno aumentando, mentre gli episodi nevosi – che fino a 10-20 anni fa capitavano regolarmente – oggi sono semplicemente più rari. Diverso è il caso di alluvioni e nubifragi: in un’atmosfera più calda c’è più energia in gioco e questi eventi tendono a intensificarsi. Non a caso l’Emilia-Romagna ha avuto tre alluvioni in tre anni e, a Natale, se n’è sfiorata una quarta e le alluvioni, in Italia, ci sono sempre state: la Pianura Padana – e in particolare quella emiliano-romagnola – è una pianura alluvionale, nata proprio grazie alle esondazioni.
Il punto però è la frequenza. Una cosa è avere un’alluvione ogni 50 o 100 anni, un’altra è averne tre in due anni: vuol dire che qualcosa è cambiato. Gli episodi estremi sono sempre esistiti e continueranno a esistere, ma quando passano da eventi rari (uno ogni 20-50 anni) a quasi annuali, il segnale diventa evidente".
Che cosa ci dicono questi episodi sul futuro dell’inverno in Italia? Dobbiamo aspettarci stagioni sempre più irregolari?
"Diciamo che, per come stanno andando le cose, ci aspettiamo inverni mediamente più caldi ma non significa però che saranno più secchi. Può continuare a piovere, ma in modo più irregolare, tanto che possiamo avere episodi alluvionali persino in pieno inverno, come è successo a dicembre. Ed è questo il vero segnale del cambiamento climatico: non tanto il singolo evento in sé, ma il fatto che sta diventando molto più frequente".
