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Cronache

L'abbraccio di Genova arriva puntuale. Quando si aprono le porte della Cattedrale di San Lorenzo, vestita da una cinquantina di corone di fiori, dove si celebrano le esequie per le vittime della tragedia di molo Giano, la folla e' gia' pronta per entrare. Ma la sicurezza, vista la solennita' dei funerali frena tutti dietro numerose transenne. In Duomo si entra solo se provvisti di un pass. Per tutti il maxi schermo in piazza Matteotti. Tra i primi ad arrivare il ministro della Difesa, Mario Mauro. Nel piazzale antistante la Chiesa, un via vai di uniformi. Un lungo applauso ha Iinvece salutato l'arrivo del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

La grande bandiera tricolore del pennone di fronte alla Capitaneria di porto e' stata posizionata a mezz'asta in segno di lutto nel giorno dei funerali delle otto vittime accertate della tragedia di martedi' 7 maggio a Molo Giano. Da li', al porto antico, sono partiti i feretri diretti alla cattedrale di San Lorenzo. Sui carri grandi corone di fiori e il tricolore a ornare le bare. Ad accompagnare i feretri un lungo applauso e la marcia funebre suonata dalla banda della capitaneria.

Ad attendere le bare all'interno della cattedrale di San Lorenzo c'erano le autorità: in prima fila il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano; la presidente della Camera, Laura Boldrini; il ministro della Difesa, Mario Mauro; il presidente della Regione, Claudio Burlando; il sindaco della citta', Marco Doria e il commissario straordinario della Provincia, Piero Fossati. Sull'altro lato della navata presenti invece i familiari delle vittime e, in particolare, in prima fila i famigliari di Gianni Iacoviello, l'unico disperso della tragedia. Ai piedi dell'altare sono stati deposti otto feretri, mentre e' stato lasciato uno stallo vuoto per ricordare il Sergente della Capitaneria di cui il mare non ha ancora restitutio le spoglie. Sullo stallo sono adagiati un pallone da basket, sport di cui Iacoviello era appassionato, e il suo cappello della Guardia Costiera. Su ogni feretro, le foto delle vittime.

Circa tremila persone si sono riunite in piazza Matteotti, di fronte a Palazzo Ducale, dietro la cattedrale di San Lorenzo, per seguire sul maxischermo il funerale delle otto vittime accertate della targedia di molo Giano. Molta commozione tra i genovesi, lacrime per alcuni dopo gli applausi ai feretri all'ingresso della cattedrale.

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L'OMELIA DI BAGNASCO - Di fronte all'incidente avvenuta il 7 maggio scorso al molo Giano, nel porto di Genova, "il Paese s'inchina e invoca che mai piu' accada". Cosi' il cardinale Angelo Bagnasco presidente della Cei e arcivescovo di Genova, nell'omelia pronunciata nella cattedrale di San Lorenzo durante i funerali di stato delle vittime della tragedia avvenuta il 7 maggio scorso al molo Giano. La tragedia "ha soprattutto ferito le famiglie delle nove vittime - ha affermato il porporato - e dei quattro feriti. A tutti, militari e civili, va l'abbraccio affettuoso di Genova, della Capitaneria di Porto e della Marina Militare, l'abbraccio dell'intero Paese che - di fronte a tanto dolore - s'inchina, e invoca che mai piu' accada".

"In questa cattedrale siamo stretti attorno alle salme dei nostri fratelli, spiritualmente anche a chi e' ancora disperso, per pregare il Signore della vita affinche' le loro anime immortali siano accolte nella luce senza fine". Cosi' il cardinale Angelo Bagnasco presidente della Cei e arcivescovo di Genova, nell'omelia pronunciata nella cattedrale di San Lorenzo. 

"E' questa - ha aggiunto il porporato - la nostra fede: la morte non e' l'ultima parola su questo fragile tempo. La parola definitiva e' la vita eterna, la' dove incontreremo Dio e i nostri cari, nell'abbraccio del suo amore; in Lui ritroveremo tutto il bene che abbiamo seminato nei giorni terreni. I legami d'amore e di amicizia, i doveri quotidiani, gli ideali nobili e veri, per i quali spendiamo intelligenza e cuore, tempo e fatica, tutto e' sottratto alla morsa del nulla e rimane per sempre. Sull'orizzonte del tempo brilla la luce della Croce: essa ci assicura che non siamo soli nel pellegrinaggio dalla terra al cielo, ci dice che Gesu' e' con noi, sempre, specialmente quando il dolore bussa improvviso e impietoso alla nostra porta. La croce di Cristo e' il varco attraverso il quale l'uomo sale a Dio, e Dio scende verso gli uomini, con l'abbraccio della sua misericordia".

"La sciagura che ha colpito il nostro Porto ha lasciato incredula e stordita l'intera citta'". Cosi' il cardinale Angelo Bagnasco presidente della Cei e arcivescovo di Genova, nell'omelia pronunciata nella cattedrale di San Lorenzo durante i funerali di Stato delle vittime della tragedia avvenuta il 7 maggio scorso al molo Giano.

"La sciagura che ha percosso famiglie e amici, colleghi e istituzioni, deve diventare una prova della bonta' di Genova, cioe' della sua capacita' di far crescere il suo tessuto umano e cristiano, sociale e lavorativo; trama di accoglienza operosa che rende piu' vivibile la vita e sopportabile il dolore". Cosi' il cardinale Angelo Bagnasco presidente della Cei e arcivescovo di Genova, nell'omelia pronunciata nella cattedrale di San Lorenzo durante i funerali di Stato delle vittime della tragedia avvenuta il 7 maggio scorso al molo Giano.

"La vita - ha spiegato il porporato - e' continuamente esposta" e per questo "il Vangelo ci invita alla vigilanza cristiana: la vigilanza e' il volto del bene, bene che ognuno e' chiamato ad accogliere con riconoscenza e a compiere con generosita'. Bene che riempie di bellezza e di gioia i nostri giorni: in casa, in famiglia, nel lavoro. Che cosa sarebbe la vita senza il calore della bonta' che si fa dedizione e sacrificio, onesta' e perdono? Sarebbe vuota e insopportabile. I nostri amici - ha proseguito il cardinale Bagnasco riferendosi alle vittime - sapevano tutto questo e lo hanno vissuto con semplicita' profonda: ovunque, la bonta' crea legami, crea una comunita' di vita e di destino. Anche nel lavoro". Secondo l'arcivescovo, dunque, la tragedia del molo Giano deve diventare "una prova della bonta' di Genova" e questo "e' un dovere - ha aggiunto - che sentiamo nostro. Lo dobbiamo a questi fratelli che dal cielo pregheranno per i loro cari e per noi; lo dobbiamo ai loro familiari, che abbracciamo con affetto, grati per l'esempio di fede e di forza; lo dobbiamo a noi stessi, e lo dobbiamo a Dio, che accompagna i passi del nostro peregrinare, e che un giorno sara'a' la nostra felicita' piena e definitiva. Alle braccia materne della Madonna ai piedi della croce; a Lei, Regina di Genova - ha concluso il porporato - affidiamo i nostri fratelli, la Citta', affidiamo il nostro Paese". 

BOLDRINI: "MOMENTO TRISTE PER TUTTA ITALIA" - "E' un momento triste per tutti noi e per l'Italia". Cosi' il presidente della Camera, Laura Boldrini, arrivando in cattedrale a Genova insieme al sindaco della citta', Marco Doria, per partecipare ai funerali delle vittime della disgrazia di Molo Giano, al porto. "Essere qui e' il minimo che si poteva fare per dimostrare che siamo vicini ai familiari delle vittime e alla citta'" ha concluso Boldrini.

NAPOLITANO INCONTRA I FAMILIARI DELLE VITTIME - Un momento 'privato' nella sagrestia della Cattedrale di San Lorenzo, per incontrare i familiari delle vittime della tragedia del 7 maggio scorso al Molo Giano, al porto di Genova. Nella solennita' dei funerali di Stato, il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha voluto ritagliarsi del tempo, lontano dalle telecamere e dalla folla che certamente assistera' alle esequie, per incontrare i familiari delle 9 vittime.

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