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Cronache
L'Aquila, tangenti sul post-sisma. Ecco il tariffario delle mazzette

Un vero e proprio tariffario delle tangenti che prevedeva lo stipendio e percentuali variabili a seconda degli appalti assegnati: "Un fisso mensile di euro 7.200 euro, un compenso del 7% per lavori fino a mezzo milione di euro e un compenso del 3% per lavori compresi fra i cinque e i dieci milioni di euro". Tutto fatturato, attraverso una società creata appositamente per non lasciare nulla al caso e non rischiare di essere beccati. È il giro delle "mazzette" sulla ricostruzione dell’Aquila avviato subito dopo il terremoto del 2009, scoperto dalla Procura abruzzese. Nei guai politici e imprenditori locali accusati di millantato credito, corruzione, falsità materiale e appropriazione indebita

Gli agenti della Squadra Mobile della Questura dell'Aquila, con la collaborazione di quella di Teramo e di Perugia, hanno eseguito ieri 4 misure cautelari in regime di arresti domiciliari, piu' altre perquisizioni, in ditte, abitazioni e al Comune di L'Aquila nei confronti di attuali e ex assessori e funzionari pubblici aquilani ritenuti responsabili, a diverso titolo insieme a imprenditori, tecnici e faccendieri, di millantato credito, corruzione, falsita' materiale e ideologica, appropriazione indebita su appalti legati alla ricostruzione post-terremoto del 6 aprile 2009.

Le indagini, iniziate nel novembre del 2012, hanno permesso di svelare l'esistenza di un sistema corruttivo, secondo il quale alcuni imprenditori interessati ai lavori per la ricostruzione post terremoto, fornivano illecite dazioni, quantificate in circa 500mila euro, elargite nei confronti di funzionari pubblici quale contropartita per l'aggiudicazione di appalti relativi a lavori di messa in sicurezza di edifici danneggiati dal sisma del 2009 (tra cui Palazzo Carli, sede dell'Universita' di L'Aquila). E' stata altresi' accertata l'appropriazione indebita della somma di 1.268 mila euro, da parte di alcuni indagati, relativa al pagamento di taluni dei suddetti lavori. I fatti-reato commessi a L'Aquila, si riferiscono al periodo che va da settembre 2009 a luglio 2011.

L'operazione e' stata denominata "Do ut Des", per sottolineare come gli indagati, attuali ed ex funzionari pubblici locali, avessero creato un sistema di tangenti ben radicato nel tempo e sul territorio aquilano, al fine di ottenere delle dazioni di denaro per l'aggiudicazione di alcuni appalti relativi a lavori di messa in sicurezza di edifici danneggiati dal sisma del 2009. Quaranta gli agenti impiegati. Alcuni indagati, inoltre, si sono indebitamente appropriati, previa contraffazione della documentazione contabile, della somma di circa 1.250.000 euro, relativa al pagamento di parte dei lavori. Sono state eseguite numerosi perquisizioni, anche in uffici pubblici, ed i reati commessi nel capoluogo abruzzese si riferiscono al periodo compreso tra settembre 2009 e luglio 2011.

Indagato il vicesindaco - Nell'indagine sulla ricostruzione post-terremoto del 2009, tra gli indagati c'e' anche il vicesindaco dell'Aquila Roberto Riga, con delega proprio alla ricostruzione. Le indagini, effettuate da personale della Squadra Mobile dell'Aquila in collaborazione con quelle delle Questure di Perugia e Teramo, sono partite dai lavori di puntellamento (messa in sicurezza) dopo il terremoto devastante del 6 aprile del 2009 di Palazzo Carli, sede del Rettorato, nel centro storico della citta'. Attraverso le intercettazioni telefoniche e movimentazioni bancarie gli investigatori hanno "fotografato" l'esistenza di un presunto sistema di tangenti, radicato nel tempo e nel territorio, in particolare per i lavori di messa in sicurezza di edifici danneggiati. Ulteriori dettagli saranno forniti nel corso di una conferenza stampa che si terra' in Questura alle 11. "Il reato piu' grave accertato - ha detto il capo della Squadra Mobile dell'Aquila Maurilio Grasso - e' quello della corruzione, in cui imprenditori fornivano tangenti per potersi aggiudicare gli appalti post sisma".

Sindaco L'Aquila, mi sento fortemente tradito - "E' stato un fulmine a ciel sereno, mi sento fortemente tradito". Queste le prime dichiarazioni del sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, a commento dell'operazione 'Do ut Des' su presunte tangenti in alcuni appalti del post terremoto. "Sono un garantista pero' l'unica cosa che mi sento di dire - ha aggiunto - chiedo veramente, disperatamente, alla magistratura e all'autorita' giudiziaria, piena luce, comunque e dovunque illuminando qualsiasi angolo, qualsiasi luogo di questa amministrazione comunale". "Cio' - ha spiegato il sindaco - perche' la cosa drammatica e' che qualsiasi ombra sul processo che va dalla prima emergenza fino ad oggi per quanto riguarda il processo della ricostruzione getta un discredito terribile, danneggia gravissimamente l'immagine di una citta' che deve convincere non solo l'Italia ma il mondo che deve essere ricostruita. Dalle pochissime notizie che ho in questo momento - ha proseguito Cialente - si tratterebbe di un fenomeno molto limitato, in particolare di una societa' che ha utilizzato il puntellamento a palazzo Carli, sede del nostro rettorato. Ma questo non vuol dire. Ripeto, qualsiasi ombra, qualsiasi pelo nell'uovo rovina l'intera immagine della citta'. Dopo di che spero che tutti gli indagati possano dimostrare la loro innocenza. Ho sempre raccomandato la massima trasparenza, ecco perche' mio sento fortemente tradito. Abbiamo i riflettori del mondo puntati addosso". Il sindaco ha quindi parlato, in particolare, di due degli indagati finiti ai domiciliari: Vladimiro Placidi e Pierluigi Tancredi.

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