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Caso Ranucci, Freccero: «I giornalisti non raccontano più la realtà, provano a fabbricarla»

L’ex Rai3 Carlo Freccero legge il caso Ranucci come la crisi definitiva della presunta superiorità del giornalismo tradizionale. Le indagini non certificano le sue conclusioni, ma mettono sul tavolo rapporti e dinamiche che riaprono il tema dell’indipendenza dei media e regalano al giornalismo online una clamorosa occasione di rivincita.

Caso Ranucci, Freccero: «I giornalisti non raccontano più la realtà, provano a fabbricarla»

Il dirigente Rai Carlo Freccero usa il caso Ranucci per celebrare la rivincita dell’informazione sul web contro il mainstream. Una provocazione estrema, ma con un bersaglio preciso: il giornalismo che invece di raccontare il potere finisce per frequentarlo troppo da vicino.

Per anni ci hanno spiegato che Internet era la giungla, il regno delle fake news, dei complottisti in ciabatte e degli esperti laureati all’Università di Facebook. Poi arriva il caso Sigfrido Ranucci-Valter Lavitola e il vecchio giornalismo rischia di trasformarsi da giudice severo a imputato imbarazzato.

Carlo Freccero affonda il coltello: stampa e televisione, sostiene, avrebbero smesso di cercare la verità per diventare strumenti di influenza, lobbying e costruzione del consenso. Tesi brutale, naturalmente discutibile. Ma le carte dell’inchiesta sull’attentato al conduttore di Report hanno aperto interrogativi sui rapporti tra Ranucci e Lavitola e persino sull’esistenza di un sondaggio relativo a una possibile discesa in politica del giornalista, ipotesi che Ranucci ha nettamente respinto.

Quando il cane da guardia pranza con il padrone del cancello

Il problema, allora, non è stabilire che il web sia improvvisamente diventato il convento delle Carmelitane dell’informazione. Online circolano bufale industriali, idiozie e propaganda almeno quanto altrove. Ma il vecchio argomento del “fidatevi di noi perché siamo professionisti” comincia a scricchiolare quando fonti, giornalisti, faccendieri e aspirazioni politiche finiscono nello stesso frullatore.

La Procura indaga Lavitola come presunto mandante dell’attentato dell’ottobre 2025; Ranucci ha dichiarato di essere estraneo a qualsiasi progetto politico legato a quell’episodio e ha negato condizionamenti sulle inchieste di Report.

Freccero e la vendetta del giornalismo online

Freccero esagera? Probabilmente sì. Ma è proprio l’esagerazione a rendere la provocazione efficace. Perché il punto non è proclamare morto il giornalismo tradizionale: è ricordargli che l’autorevolezza non è un vitalizio.

Per decenni il web è stato trattato come il cugino scemo dell’informazione. Adesso quel cugino osserva certi salotti, certe amicizie e certe telefonate e domanda: “Scusate, ma i complottisti eravamo noi?”.