Valter Lavitola ha ammesso davanti al gip di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci. Il suo difensore riferisce che avrebbe organizzato l’azione per far aumentare il livello di protezione del giornalista. L’interrogatorio a Rebibbia è durato oltre cinque ore.
Il legale: ha agito per tutelare Ranucci e fargli aumentare il livello di protezione
Valter Lavitola ha ammesso “di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci”, confermando durante l’interrogatorio di garanzia l’ipotesi formulata dalla Procura di Roma. L’interrogatorio nel carcere di Rebibbia è durato oltre cinque ore.
All’uscita dal carcere il difensore Sergio Cola ha riferito ai cronisti che Lavitola “ha confermato l’ipotesi accusatoria della procura della Repubblica ammettendo di essere stato il mandante dell’attentato”. Il legale ha poi spiegato anche la motivazione fornita da Lavitola. ”Lavitola ha confermato l’ipotesi accusatoria della procura ammettendo di essere stato il mandante dell’attentato e dice di averlo fatto per tutelare l’incolumità di Ranucci che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggredirlo e fargli innalzare il livello di protezione”.
Cola ha fornito una seconda formulazione al termine dell’interrogatorio: “Ha confermato l’ipotesi accusatoria della procura della Repubblica ammettendo di essere stato il mandante dell’attentato e dice di averlo fatto per tutelare la incolumità di Ranucci che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggredirlo e fargli innalzare la scorta”. Il difensore ha aggiunto che Lavitola “ha riferito anche le ragioni per cui si è si è spinto a fare questo atto indubbiamente delittuoso: lo ha fatto per il bene di Ranucci, perché era oggetto di attentati”.
Lavitola è detenuto a Rebibbia da lunedì dopo l’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare da parte dei carabinieri del Nucleo Investigativo. Il provvedimento è stato emesso dal gip Iole Moricca su richiesta della Procura di Roma. L’accusa riguarda l’attentato avvenuto nell’ottobre scorso davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci, giornalista e conduttore di Report. A Lavitola viene contestato anche il metodo mafioso. La misura cautelare riguarda anche Gomes Clesio Tavares, indicato come factotum di Lavitola. Tavares si troverebbe attualmente in Africa e i pm capitolini avvieranno nei suoi confronti l’iter per l’estradizione.
Al termine dell’interrogatorio, il difensore di Lavitola non ha commentato la domanda sull’eventuale consapevolezza di Ranucci rispetto all’attentato.

