A più di trent’anni dalla uccisione del presidente della Regione Siciliana Piersanti Mattarella, avvenuta il 6 gennaio del 1980 a Palermo, le dinamiche di quella morte sono ancora avvolte da una cappa di oscurità. Sebbene un lungo e approfondito processo, durato tre gradi, abbia stabilito la responsabilità , come mandante, dell’intera cupola mafiosa, restano aperti numerosi interrogativi sul più grave attentato commesso in Italia contro una carica politico-istituzionale, dopo quello di Aldo Moro.
Rimangono ancora nell’ombra, infatti, le identità del killer e del suo complice, mai individuati. Nessuna luce è stata fatta sul perché di tanti depistaggi che rallentarono le indagini e sulle eventuali complicità politiche; mentre piuttosto vaghi e generici risultano i moventi del crimine.
Nel nuovo libro del giornalista Giovanni Grasso, “Piersanti Mattarella. Da solo contro la mafia”, Edizioni San Paolo, si ricostruisce, per la prima volta, la biografia completa dell’uomo politico siciliano. E, attraverso una puntuale analisi di documenti anche inediti, si mette il luce il ruolo crescente che Piersanti Mattarella – che aveva dato vita per la prima volta in Italia a una giunta regionale con la partecipazione del Pci – stava acquisendo all’interno della politica nazionale. Di contro, nel libro di Grasso, si sottolineano le evidenti analogia con il caso Moro e le contraddizioni e le reticenze dei pentiti di mafia e di terrorismo che hanno parlato di quel delitto. Che, alla luce di questa nuova biografia, assume i contorni tipici del mistero italiano.

