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Cronache

In questi giorni mi è capitato di leggere l’ordinanza Il Tribunale di Sorveglianza di Bologna, Presidente Francesco Maisto, Giudice relatore Dottor Antonia Abiosi, del 22 gennaio 2013 che respingeva a tre dei quattro poliziotti che hanno ammazzato il povero Federico Aldrovandi l’affidamento in prova, la detenzione domiciliare e la semilibertà con questa motivazione: Federico Aldrovandi, veniva affrontato dai 4 odierni condannati, armati di manganelli (due dei quali addirittura risultati rotti, ed in primo tempo occultati), mediante pesantissimo uso di mezzi di violenza personale. Il giovane veniva, in definitiva, percosso in diverse parti del corpo, proseguendo i 4 agenti nella loro azione congiunta, anche quando il ragazzo (appena diciottenne), era ormai a terra e nonostante le sue invocazioni di aiuto (… basta … aiutatemi …); fino a sovrastarlo letteralmente di botte, (ed anche a calci), (…) il ragazzo era già ammanettato, è tenuto in posizione prona, come venne trovato dai sanitari sopraggiunti, purtroppo solo per costatarne il decesso. (…) In conclusione, non riesce il Tribunale ad individuare qualsivoglia elemento di meritevolezza atto a sostenere la concessione e poi la corretta fruizione, ai fini educativi, dei benefici penitenziari richiesti, atteso che nessun avvio di percorso di rieducazione e recupero può in concreto ipotizzarsi.

Per chi non lo sapesse, i quattro poliziotti sono stati condannati, per la morte del povero Federico, a tre anni e sei mesi, di cui tre anni indultati, per questo ora sconteranno solo sei mesi di carcere. Riguardo alla mia storia personale, che assomiglia molto a quella di tanti uomini ombra, i miei atti processuali, non io, dicono: (…) Di mestiere, il Musumeci, faceva il delinquente e un giorno gli spararono sei colpi in corpo e poi i suoi killer andarono a prendere la benzina per bruciare il suo cadavere. I suoi nemici, in seguito, sono diventati collaboratori di giustizia per uscire dal carcere e lo accusano di essersi vendicato, facendogli prendere l’ergastolo. Non l’ergastolo normale, ma quello ostativo che non da nessuna possibilità di ritornare nella società se al tuo posto in cella non metti qualche altro. Penso che sia maledettamente e moralmente e sbagliato il riscatto della delazione in cambio di benefici: scambiare qualcosa o qualcuno per tornare in libertà. Credo che bisognerebbe uscire dal carcere perché uno lo merita e non perché usa la giustizia per poterlo fare. Sono in carcere da 22 anni e confrontando la mia storia con quella dei quattro poliziotti che hanno ucciso il povero Federico trovo che la giustizia non è uguale per tutti. E voi?

Carmelo Musumeci

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giustiziaergastolanicarcere
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