Siamo all’alba di una nuova epoca e lo sentiamo tutti. Chi più chi meno. La società per come l’abbiamo conosciuta e per come ci è stata tramandata è destinata ad un cambio di rotta che porterà o alla sua evoluzione o alla sua totale scomparsa. Un bivio che da sempre si presenta inesorabile nella storia dell’uomo. Una crisi (dal greco krisis=scelta) che fa parte del processo di speciazione di cui l’essere umano è parte integrante. È giunto il momento di scegliere il nostro destino, le cui sorti sono esclusivamente nelle nostre mani, nella qualità dei nostri pensieri e nella capacità di realizzarli. È sempre accaduto che l’uomo abbia determinato il suo futuro compiendo delle scelte precise che hanno prodotto effetti diversi nella società a seconda del proprio grado di consapevolezza individuale. Queste scelte spesso hanno assecondato quella parte autodistruttiva presente nella natura umana, altre volte sono state positive e I ungimiranti.
Ad un certo punto, non definito nel tempo, accade qualcosa, una scintilla che si trasforma in visione che qualche individuo traduce in pensiero e azione. Può essere la scoperta di uno scienziato, di un medico, la rivoluzione di un popolo, la brama di potere di un pazzo,
sta di fatto che da quel momento in poi inizia un processo inesorabile: una nuova consapevolezza che coinvolge altri individui fino a trasformare l’intera società. Non si tratta di un’ipotesi, ma di una certezza. Tutto muta e si trasforma nel ciclo continuo dell’esistenza. Tutto inizia e tutto muore per poi rinascere, e così via.
È giunto il nostro momento e oggi più che mai sappiamo che la responsabilità del nostro immediato futuro è solo nostra.
Un cambiamento sarà inevitabile, lo è stato anche per civiltà antiche e importanti che qualcuno all’epoca poteva immaginare intramontabili. E invece anche quelle civiltà hanno dovuto lasciare posto all’evoluzione.
Alcune sono scomparse senza lasciare tracce, altre hanno lasciato più di un segno.
Gli effetti di questi cambiamenti epocali non si possono certo vedere nel tempo di qualche anno; solitamente si manifestano in qualche decennio. Al momento si può avvertire un senso diffuso di disagio, angoscia e incertezza, che sono le premesse emotive di ogni umano cambiamento. Questi sentimenti li avvertiamo nelle vicende più semplici della vita come in quelle più importanti e un moto di preoccupazione ci pervade mettendo in subbuglio il nostro inconscio. È come se qualcosa stesse avvenendo, ma non si sapesse bene cosa.
Inutile cercare prove fuori per avere conferma di quel che sta accadendo dentro. È ancora troppo presto. Il tempo in questi processi non coincide con quello di un qualunque orologio da polso, ma è sicuramente allineato con quello biologico che regola l’andamento della vita nell’universo, di cui l’uomo è un ingranaggio perfetto.
Ciascuno ha il tempo del suo cambiamento, della sua evoluzione e più questo si allinea con quello di
altri individui, più si possono cominciare a vedere i cambiamenti all’esterno.
È probabile che l’uomo potrà ricavare da questo momento evolutivo informazioni utilissime a scoprire gli immensi doni di cui dispone. Uno tra tutti è sicuramente la capacità di creare la propria realtà.
Se assumeremo consapevolezza di questo concetto, comincerà un’epoca in cui tutto potrà essere realizzato a condizione di volerlo. Un po’ di osservazione in più sul nostro modo di pensare e di agire sarà sufficiente per accorgerci che, ogni qualvolta impegniamo la nostra energia vitale a elaborare pensieri positivi, questi prendono forma esteriore in eventi altrettanto positivi. Al contrario, ogni qualvolta creiamo foiiiie pensiero negative, queste si manifestano all’esterno con altrettanti eventi negativi.
Disponiamo attraverso il pensiero di un enorme potenziale creativo, che non va inteso come pura ispirazione, bensì come effettiva capacità di modellare concretamente la realtà che ci circonda. Tanto potere è sconosciuto ai più, che attribuiscono volentieri la responsabilità di tutto ciò che gli accade all’esterno. Queste persone non prendono minimamente in considerazione che siano esse stesse a determinare gli eventi di cui credono essere vittime. A costoro è sufficiente autoassolversi, attribuendo agli “altri” la responsabilità di tutti i loro problemi, senza considerarne l’effettiva origine.
Questo atteggiamento può fare comodo, per poco tempo ancora, a chi si trova a proprio agio nel ruolo di vittima ma, per fortuna, grazie al processo di cambiamento in corso, molti si stanno accorgendo del potere che hanno di determinare la realtà e di modificare la rotta della propria vita, affinché ne siano autenticamente soddisfatti.
Si tratta naturalmente di una sperimentazione personale e, solo dopo averne assunto piena consapevolezza, la si può proporre come un nuovo punto di vista al prossimo.
Ed è quello che ho cominciato a fare.
Dopo aver interiorizzato la consapevolezza di questo potere e avvertendo il cambiamento epocale in corso, ho indirizzato la mia energia vitale – un potente condensato di yod (fuoco) che ha bisogno di esprimersi con l’azione – verso ciò che da molto tempo mi sta a cuore: cambiare me stesso per cambiare il mondo.
Questo pensiero ha preso forma dall’essenza stessa che lo ha generato: un irrompere e abbattere i muri delle proprie e altrui convinzioni, mettendo in moto un collegamento inevitabile tra la realtà interiore e quella esteriore. Così guidato dall’intuizione e dalla sensazione, che si alternano come funzioni principali di questa spinta propulsiva, quel pensiero si è tradotto nell’azione conseguente. Un viaggio interiore alla scoperta dei miei limiti, che si è via via trasformato in una spedizione collettiva ogni qualvolta ho incontrato qualcuno in sintonia con questa lunghezza d’onda interiore. Di volta in volta, per ciascuno, il mettere in discussione i confini di quel che “credeva di essere” gli ha consentito di oltrepassare i limiti più ampi della società che ci fa da specchio. Con il trascorrere del tempo è diventata sempre più chiara l’idea che tutti insieme, cambiando un po’ interiormente, avremmo contribuito a cambiare ciò che non ci piaceva esteriormente. Nel mondo . E così è cominciato ad essere.
A questo pensiero attivo, ho dato un nome e l’identità di un partito politico, il Pin — Partito Italia Nuova. La scelta di caratterizzare e canalizzare tutta questa energia in politica è stata naturale e altrettanto necessaria per consentirle di produrre effetti non solo personali, ma nella nostra vita sociale.
La politica è infatti lo strumento con cui si determinano gli eventi di una società, ma è soprattutto una delle massime espressioni del pensiero creativo; in essa possono prendere forma le qualità migliori dell’uomo. Così l’avevano concepita gli antichi che l’hanno creata come strumento attivo della loro Polis. Una disciplina del pensiero che, nel susseguirsi degli eventi storici, ha perso gran parte del significato originale che gli era stato attribuito. Oggi però ci si può riappropriare di quel significato e rimetterla al centro della vita di questa nostra società al bivio. La riuscita o meno dell’intento sarà determinata esclusivamente dagli uomini che scopriranno questo talento creativo nella sua completezza e saranno capaci di realizzare eventi rivoluzionari per le coscienze individuali e per la società nel suo insieme. Purtroppo, negli ultimi trent’anni, la maggior parte di coloro i quali hanno svolto attività politica hanno dimostrato di aver smarrito il senso originario di questa missione e così, se anche la Costituzione Italiana definisce i “partiti” come associazioni attraverso le quali i Cittadini partecipano allo svolgimento della vita sociale, ne risulta che questi oggi siano quanto di più detestato e osteggiato da buona parte degli elettori. Molte di queste organizzazioni politiche, per ovviare a quanto è accaduto, hanno pensato che bastasse disfarsi della parola “partito” dai propri simboli per cancellare il fallimento delle propria missione. Anche il Pin, secondo alcuni, avrebbe dovuto seguire quell’esempio e invece, sapendo bene che le parole, come i pensieri, creano la nostra realtà, esprime senza alcun imbarazzo, nel proprio nome e nel proprio simbolo l’intento che ha. “Partito” non è solo la definizione per identificare l’attività politica organizzata. ma è soprattutto un verbo: il participio passato di “partire”. L’azione creativa che esprime questo verbo è il raggiungimento di una meta, e tutti quelli che partecipano a questo progetto sanno che si tratta di un viaggio in cui ogni tappa è una meta e il viaggio stesso è lo scopo. Per ognuno lo scopo è accorgersi di quelle parti di sé fino a poco prima sconosciute, ma parti integranti del proprio Io, che grazie a questa chiamata cominciano a prendere forma. La politica di chi si è impegnato in questo progetto non rientra quindi nel vecchio paradigma che vede il dominio della ragione sul cuore o del potere per il potere, ma è un punto di vista nuovo sull’uomo e sulle sue immense potenzialità. Qui il Cuore assume la valenza di motore principale della nostra azione e non è inteso soltanto come sede dell’emozione, ma depositario dell’immensa potenza dell’intuizione e dell’intelletto. La nostra sfida è cominciata con il dare spazio, anche in questo ambito della vita sociale, alla parte più creativa e irrazionale di ciascuno. Una grande forza messa al servizio di noi stessi, proiettata all’esterno, può contribuire a realizzare una nuova società fondata sul buon senso, sul non giudizio, sull’ascolto, sulla responsabilità personale, sull’accoglienza e sull’amor proprio e quello per il prossimo. Una società più umana.
Seguici su
