La rottura dopo l’esclusione del rapper pro-Palestina ha lasciato segni concreti: artisti che abbandonano il tour, proteste e prezzi in calo sul mercato secondario. Ma parlare già di tracollo economico è prematuro
Quanto costa una polemica a una popstar da stadio? Nel caso di Ed Sheeran, il conto della bufera esplosa attorno a Macklemore esiste, ma per ora è soprattutto reputazionale. Tradurlo in milioni bruciati sarebbe un esercizio azzardato: i dati disponibili raccontano un contraccolpo evidente, non ancora un disastro commerciale.
La crisi è scoppiata dopo le esibizioni di Macklemore al MetLife Stadium del New Jersey, dove il rapper ha espresso pubblicamente sostegno ai palestinesi. Successivamente il promoter Messina Touring Group ha comunicato la sua esclusione dalle successive date americane, sostenendo che diversi impianti non avrebbero accettato concerti con Macklemore in cartellone. Sheeran ha precisato di non avere preso personalmente la decisione.
Il colpo vero arriva dal palco
La conseguenza più pesante è stata la fuga degli altri musicisti. Aaron Rowe, Finneas, Lukas Graham e Beoga hanno lasciato la tournée dopo la rimozione di Macklemore, costringendo l’organizzazione a ridisegnare parte dello spettacolo. Un danno logistico e d’immagine molto più concreto di qualsiasi guerra di hashtag.
Anche il mercato dei biglietti ha mandato qualche segnale. A Philadelphia alcune rivendite sono scese sensibilmente e diversi fan hanno rimesso i ticket sul mercato, mentre la sicurezza attorno al Lincoln Financial Field è stata rafforzata per le proteste annunciate. Il concerto del 19 settembre si è comunque svolto regolarmente e Sheeran ha affrontato la vicenda dal palco, scusandosi per gli errori commessi e definendo la situazione a Gaza “catastrofica e ingiustificabile”.
Nessun crollo, ma l’immagine si è incrinata
Sui social la perdita di follower è stata visibile (che la reazione stizzita dell’ex Pink Floyd Roger Waters abbia datto un’ulteriore spallata?) ma percentualmente limitata rispetto a una platea Instagram da decine di milioni. E anche il ribasso dei ticket sul secondary market non certifica automaticamente minori incassi nelle casse dell’artista.
La fotografia, dunque, è meno spettacolare dei titoli: Sheeran non appare economicamente travolto, ma la controversia ha incrinato l’immagine di una star abituata a stare lontana dalle tempeste politiche. E soprattutto ha trasformato il Loop Tour in qualcosa che nessun promoter vorrebbe mai produrre: un concerto in cui, prima ancora delle canzoni, il pubblico aspetta di sapere chi sarà il prossimo ad andarsene.
Ipotesi italiane nel 2027
ll suo Loop Tour è destinato a proseguire anche nel 2027, con una nuova tranche di concerti europei ancora in attesa di un calendario ufficiale. Tra le città che circolano con maggiore insistenza ci sarebbero Roma, Milano e Bologna. Una scelta, quella di privilegiare nuovamente l’Europa, che non risponde però soltanto a esigenze artistiche. L’artista ha infatti raccontato di voler programmare i prossimi impegni in modo da trascorrere più tempo vicino alla famiglia, soprattutto ora che i figli si preparano a iniziare la scuola. Una necessità personale che il cantautore considera ormai centrale e che potrebbe incidere sempre di più sull’organizzazione della sua attività dal vivo.


