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Cronache

Caro Direttore
voglio portare a conoscenza una vergognosa odissea concorsuale che è una delle tante sconcertanti vicende di questo Paese. Spesso accade che molti di noi, trovandosi accodati in un ingorgo stradale, vengono superati nella corsia di emergenza da qualcuno che fidando della mancanza dei controlli evita la coda e riesce a passare prima degli altri. Riprovevole certamente come comportamento, si direbbe, ma come giudicare il comportamento dell’organo tecnico di controllo che pur percependo l’ irregolarità, la ignora e che addirittura sanziona alcuni che si trovano disciplinatamente in coda? Incredibilmente vero, ma un comportamento del tutto analogo si è tenuto nei confronti di 6 vincitori del concorso per Dirigenti di Ricerca – I livello, nell’ Area disciplinare “Scienze della Terra” presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche, conclusosi in data 25 luglio c.a., i quali, dopo un travagliato iter concorsuale durato oltre 9 anni che ha visto annullare un primo concorso, si vedono alla fine esclusi dai benefici giuridici ed economici del concorso stesso in quanto non risultano in servizio alla data del provvedimento finale che li dichiara vincitori. Tutto questo accade, mentre ad altri 6 vincitori nella precedente graduatoria non confermati in quella definitiva del 25 luglio, viene conservato in pieno, qualora già in pensione, il trattamento da dirigenti di ricerca a prescindere dai risultati del secondo concorso in quanto, fino al pensionamento, hanno svolto, anche se indebitamente, tali mansioni loro affidate dall’Ente.

Un concorso nato sotto una cattiva stella, si potrebbe obiettare, ma qui le stelle proprio non c’entrano: c’entra invece una commissione alquanto ‘sbadata’ nelle valutazioni e un Ente – il CNR -preposto al controllo che ha ignorato queste clamorose disattenzioni. A questi nuovi vincitori, tra cui chi scrive che miracolosamente ha fatto un vero e proprio ‘salto con l’asta’ passando dalla posizione n.24 del I concorso a quella n.3 del II concorso, ‘si rimprovera’ di essere andati, nelle more di un concorso conclusosi dopo tempi biblici, ‘malauguratamente’ in pensione (uno di questi è addirittura deceduto), ben sapendo che questo tipo di concorso viene bandito solitamente per ricercatori più che maturi. Ad un cittadino italiano non resta che ricorrere ancora una volta al solito TAR, già sommerso da un’infinità di ricorsi e che oggi ha costi insostenibili, attendere un tempo di solito superiore ai 5 anni che diventano 8 in caso di appello al Consiglio di Stato, per tentare di avere una risposta che non equivale ad un automatico risarcimento del danno subìto da chi è rimasto nel frattempo in vita, trattandosi per l’appunto di concorrenti per lo più a fine carriera. E quindi a conti fatti trascorreranno in questo caso specifico 20 anni per porre forse la parola fine ad una delle tante vicende stucchevoli di questo paese.

Un’ultima riflessione. Abbiamo già da tempo compreso perchè il nostro ex-Bel Paese che possiede il triste primato dei tempi più lunghi delle cause civili e dei loro costi più elevati (collocato al 157° posto su 183 nazioni nella graduatoria annuale della Banca Mondiale, fanalino di coda dei paesi dell'OCSE), è il paese del ‘bengodi’ per chi evade dalle regole, coadiuvato in questo da un apparato burocratico-amministrativo ormai sclerotizzato che lo consente, divenuto ancor più sprezzante perchè una giustizia indirettamente complice impiega tempi assurdi nell’emettere una sentenza definitiva.
Grazie per l’attenzione,
dott. Giordano Cevolani

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