A- A+
Cronache

Bastava ascoltare Antonio Di Pietro per capire quali conseguenze può avere un’educazione incompleta, dal punto di vista civile e culturale. Basta ascoltare Beppe Grillo per rischiare uno shock anafilattico da volgarità. Basta leggere gli articoli di Marco Travaglio, Flores d’Arcais o Furio Colombo, per essere sopraffatti da un attacco di disgusto per il fanatismo plebeo e l’odio furibondo che trasuda dalle loro righe. E tuttavia stiamo parlando di celebrità nazionali. Dunque da un lato la volgarità è divenuta moneta corrente e pubblica, dall’altro non preclude affatto la carriera e il successo.

Sono cambiati i modelli di riferimento. In passato il tono giusto alla società lo davano gli altolocati: non è un caso che “gentile” significhi “nobile”, “cortese” corrisponda a “come si usa a Corte” e urbano a “come si usa in città”, il luogo, cioè, dove si concentrano le attività più raffinate. La cosa non deve stupire. Allora solo i “ricchi” potevano viaggiare, solo loro potevano scegliere fra una musica e un’altra, soprattutto solo loro potevano andare a scuola e dunque avere il piacere della conversazione colta ed educata. Il fatto che i non nobili e in non ricchi cercassero dunque di imitarne le maniere non va giudicato negativamente: avevano effettivamente un buon modello, dinanzi agli occhi. Fra l’altro i nobili, perfino quando erano ignoranti (e lo erano spesso), avevano quanto meno per impregnazione del loro ambiente modi più raffinati della media. Con la democrazia e la prosperità di massa tutto è cambiato. Quando la scuola è divenuta prima economicamente possibile e poi obbligatoria, la cultura si è immensamente diffusa, rispetto al passato. Basta vedere le statistiche sull’analfabetismo nei Paesi sviluppati. Dunque “povero” non è più stato sinonimo di “ignorante”. Col progresso dell’industria e dell’economia si è anche creata una classe di professionisti, una sorta di aristocrazia insieme del sapere e del denaro. E ciò ha anche condotto alla democrazia: non era normale che la classe più produttiva e certo non meno colta dell’aristocrazia contasse meno di chi ha soltanto la fortuna di nascere figlio di un conte o di un marchese. E infine, di gradino in gradino, si è arrivati al suffragio universale, fino alla democrazia attuale, contro la quale si può dire il peggio del peggio, ricordando tuttavia che l’umanità non ha inventato niente di meglio. Ma non è perché una medicina amara fa bene che bisogna definirla dolce e saporita. Uno degli inconvenienti del nostro modello sociale è che, dal momento che il successo lo dà il popolo, il potere finisce con l’essere conferito a chi piace al popolo.

E può essere ascoltato come pensatore un Adriano Celentano, solo perché a molti è piaciuto come cantava. Insomma si ha un livellamento verso il basso. Anche perché il popolo, perso ogni atteggiamento reverenziale verso le antiche classi dominanti, reclama il diritto di essere esso stesso la classe modello. E dunque i giornalisti alla radio e alla televisione non devono parlare come si insegna a chi vuol fare teatro, ma con il loro accento regionale e ognuno con i suoi bravi difetti di pronuncia. L’errore di lingua non squalifica chi non dovrebbe commetterne (professori, politici, giornalisti, celebrità) perché quell’errore significa “autenticità”, ed anzi vicinanza al popolo sovrano: ecco perché Di Pietro ha potuto sorridere delle infinite ironie sul suo incerto italiano. Le classi dominanti non avrebbero mai usato parolacce, oggi le parolacce sono legittimate “perché così si esprime la gente reale”, quella che è maggioranza nel Paese. Naturalmente, a poco a poco il fenomeno ha preso ad autoalimentarsi, provocando un feedback, si direbbe oggi. Qualcuno può esprimersi in modo insistentemente volgare affinché chi lo ascolta non solo capisca perfettamente ciò che vuol dire, ma lo consideri un suo perfetto rappresentante. E lo sostenga, lo porti addirittura a posizioni di responsabilità. Insomma, nel ’68 si invocava la fantasia al potere, e non si è riusciti a portarcela. Poi invece la volgarità al potere c’è andata da sola.

Gianni Pardo,
giannipardo@libero.it

Tags:
volgaritàpoliticapotere
in evidenza
Casaleggio-Sabatini, che coppia Mano nella mano in dolce attesa

Paparazzati in un hotel di lusso

Casaleggio-Sabatini, che coppia
Mano nella mano in dolce attesa

i più visti
in vetrina
Meteo, il maltempo spacca l’Italia tra temporali e super caldo

Meteo, il maltempo spacca l’Italia tra temporali e super caldo





casa, immobiliare
motori
Prende il via da Cagliari il raoadshow ELECTRIQA firmato Mercedes

Prende il via da Cagliari il raoadshow ELECTRIQA firmato Mercedes


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.