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Cronache
Strage di Lampedusa/ Carlo Giovanardi ad Affaritaliani.it: "Abolire il reato di immigrazione clandestina"

E' salito a 249 il numero dei morti recuperati dopo il naufragio del 3 ottobre a Lampedusa. I sommozzatori hanno riportato in superficie altri tredici corpi, quelli di sei uomini, sei donne e un bambino che si trovavano all'interno del peschereccio adagiato su un fondale di circa 40 metri a mezzo miglio dalla spiaggia dei conigli. Se il racconto dei superstiti e' esatto, mancano all'appello almeno altre 140 persone.

La Procura di Agrigento ha emesso un provvedimento di fermo a carico del tunisino Khaaled Ben Salam, 35 anni, già individuato subito dopo il naufragio di Lampedusa come uno degli scafisti del barcone della strage. Le accuse sono di naufragio colposo, omicidio plurimo colposo e favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

Polizia e carabinieri lo hanno prelevato all'interno del Centro di accoglienza dell'isola, dove era sorvegliato, e trasferito nel carcere di Agrigento. Non è stato invece ancora identificato 'l'assistente' del Capitano, che probabilmente si trova ancora all'interno del centro di accoglienza. I due venivano chiamati dai 500 disperati che si trovavano sul barcone della morte come "White Man" (uomini bianchi).

Sono stati gli stessi sopravvissuti a incastrare lo scafista riconoscendolo come "il Capitano". Interrogati dagli investigatori della squadra mobile e dai Pm, i testimoni hanno fornito una serie di particolari e dettagli, sull'organizzazione e sul viaggio verso Lampedusa, che hanno provocato lo stato di fermo dello scafista. Il Capitano è eritreo, ed era tra gli organizzatori del viaggio.

L'Unione europea si deve impegnare in "un piano di azione europea per contribuire al salvataggio di vite umane". E' quanto chiedera' ai partner europei il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, come ha spiegato al suo arrivo alla sede del Consiglio Ue a Lussemburgo.  E' drammatica la testimonianza di Tesfahiwet Tekeste, 32 anni, militare dell'esercito di Eritrea sopravvissuto al naufragio di Lampedusa: "Non mi sono accorto di nessuna avaria. Non so perche' ci siamo fermati in prossimita' di Lampedusa. Siamo rimasti li' fermi un paio d'ore. Ma nessuno ci ha visti. Potrebbe essere che, chi conduceva l'imbarcazione, voleva che qualcuno dall'Italia venisse a prenderci. Credevamo che dall'Italia ci avessero gia' avvistati e venissero a prenderci", racconta Tekeste, sentito dalla Procura di Agrigento nell'indagine che ha portato al fermo dello scafista tunisini. Secondo l'eritreto, il peschereccio resto' fermo circa due ore in cui lui vide passare delle imbarcazioni ("pescherecci") vicino ma nonostante cio' nessuno si avvicino'. Poi il disastro.

"Ad un certo punto essendo il motore fermo, la nave imbarcava acqua; il giovane assistente del capitano ha comunicato a quest'ultimo tale circostanza. Dopo poco non so dire se il capitano o l'assistente ha dato fuoco ad un asciugamano e l'imbarcazione si e' incendiata", riferisce Tekeste ai magistrati. La stessa versione la fornisce un altro eritreo, Alay Bahta, 35 anni: "Credevamo che dall'Italia ci avessero gia' avvistati e venissero a prenderci. Peraltro, si sono avvicinate due imbarcazioni e questo mi faceva pensare che qualcuno ci avesse avvistati ma noi non abbiamo chiesto aiuto in quanto pensavamo che da li a poco sarebbero arrivati i soccorsi. Non penso si trattasse di imbarcazioni militari, ma si trattava probabilmente di due pescherecci? Ad un certo punto, essendo il motore fermo, la nave imbarcava acqua. Dopo poco, non so dire per quale ragione, l'imbarcazione si e' incendiata".

LA TESTIMONIANZA - L’incidente che ha causato l’affondamento della barca di migranti a poche centinaia di metri da Lampedusa sarebbe stato provocato non da una coperta incendiata, come si è sostenuto finora, ma da una torcia in fiamme, finita in una pozza di gasolio sulla coperta della barca. Lo sostiene, in una drammatica testimonianza resa al settimanale Oggi, in edicola da mercoledì Aladin Idriss Mahmoud, eritreo, 26 anni, uno dei superstiti del disastro.

"Verso le quattro l’assistente del capitano ha preso un bastone e ci ha avvolto sopra uno straccio. Sul fondo della barca c’era gasolio ovunque, ha immerso il bastone, lo ha sollevano e gli ha dato fuoco. Quando lo ha alzato il gasolio in fiamme è colato lungo il suo braccio e lo ha scottato. La sua reazione è stata immediata. Ha gettato via la torcia che è caduta davanti a lui, in mezzo alla gente, in una pozza di gasolio. Ha cominciato a svilupparsi un incendio… Chi era vicino alle fiamme si è spaventato. Si è spostato da una parte e la barca ha cominciato a inclinarsi sempre di più. So nuotare e, quando ho capito che ci stavamo rovesciando, mi sono buttato in acqua. E da lì ho visto tutto. La barca non è affondata subito".

Il giovane eritreo rivela altri particolari inediti: "Prima di andare a fondo ha girato su se stessa tre volte. La prima volta io e gli altri che sapevamo nuotare abbiamo raccolto le donne, i bambini, gli altri che stavano annegando e li abbiamo spinti sullo scafo rovesciato. Sembravano al sicuro. Ma, intrappolate nella stiva, c’erano centinaia di altre persone. Da dentro si sentiva un grande trambusto. Dopo pochi istanti la barca si è inclinata di nuovo e si è rovesciata buttando ancora tutti a mare. Abbiamo cercato di recuperare le donne e i bambini, e li abbiamo avvicinati al relitto perché si aggrappassero a qualcosa e non affogassero. Ma in poco tempo la barca ha girato su se stessa un’altra volta. E subito dopo ha cominciato ad andare a fondo. A quel punto ho capito che non c’era più niente da fare". Aladin Idriss Mahmoud rivela anche che poco dopo la partenza dalla Libia «dalla costa sono partiti due barchini che ci hanno affiancati. Ci hanno fatto fermare, sono saliti alcuni uomini a bordo e hanno detto che 25 persone dovevano tornare a terra... Hanno cominciato a urlare, a picchiare la gente a calci, pugni, bastonate. “Se non scendete”, gridavano, “morirete tutti”. Hanno preso di forza la gente e l’hanno trascinata fuori, caricata sui barchini e riportata indietro. È stata la volontà di Dio. Quelle persone hanno avuto salva la vita".

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