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Siccità e infrastrutture, la sfida dell’acqua vale miliardi e richiede un nuovo modello di gestione

Barbone (Acqua Novara VCO): “Infrastrutture da rifare contro la siccità. Finiti i fondi PNRR, il sistema idrico rischia di non reggere i costi degli investimenti”

Siccità e infrastrutture, la sfida dell’acqua vale miliardi e richiede un nuovo modello di gestione

Acqua, l’Italia deve investire 6 miliardi l’anno per salvare le reti e affrontare la crisi climatica

L’acqua è destinata a diventare una delle principali sfide infrastrutturali dei prossimi anni. In Italia il sistema idrico dovrà sostenere un volume di investimenti stimato in circa 6 miliardi di euro all’anno per affrontare le esigenze di ammodernamento delle reti, l’adattamento agli effetti del cambiamento climatico e la sicurezza degli approvvigionamenti. Una cifra che, secondo i gestori del servizio idrico, difficilmente potrà essere sostenuta attraverso il solo meccanismo tariffario attuale. 

A richiamare l’attenzione sulla dimensione della sfida è stato Daniele Barbone, Ad di Acqua Novara VCO, che ha evidenziato come il fabbisogno di investimento riguardi soprattutto la necessità di rendere le infrastrutture più resilienti di fronte a fenomeni climatici sempre più frequenti, a partire dalla siccità. «La stima della nostra associazione di categoria è che i gestori del ciclo idrico, per l’insieme delle esigenze alle quali sono chiamati, dovranno investire 6 miliardi di euro all’anno per i prossimi anni», ha spiegato Barbone. 

Negli ultimi anni una parte significativa degli investimenti è stata resa possibile grazie alle risorse straordinarie del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Con la conclusione del Piano, però, si apre il tema della sostenibilità finanziaria degli interventi futuri: secondo Barbone, il livello di investimento necessario non potrà essere garantito esclusivamente dalla tariffa pagata dai cittadini per il servizio idrico. Il sistema, infatti, è regolato attraverso meccanismi nazionali e territoriali che non consentono ai singoli gestori di determinare autonomamente le risorse disponibili. 

La questione non riguarda soltanto la manutenzione delle infrastrutture esistenti, ma la necessità di ripensare il modello di gestione della risorsa idrica in un contesto segnato da eventi estremi più frequenti. La siccità del 2022, secondo le stime richiamate da Barbone, ha prodotto nell’Unione europea perdite economiche complessive per circa 13 miliardi di euro, considerando gli impatti su agricoltura, gestione dell’acqua, turismo e produzione energetica. In Italia, le associazioni agricole hanno stimato danni compresi tra 1 e 2 miliardi di euro per singolo evento siccitoso, come avvenuto nel 2017 e nel 2022. 

Anche il Centro Euro-Mediterraneo sui cambiamenti climatici ha evidenziato il peso economico di questi fenomeni, stimando che ogni evento siccitoso possa determinare una perdita pari a circa un decimo di punto di Pil. Un impatto che, rapportato alle dimensioni dell’economia italiana, equivale a diversi miliardi di euro e che può aumentare ulteriormente in presenza di più crisi nello stesso anno. 

Sul fronte operativo, Acqua Novara VCO ha già definito un piano di investimenti di lungo periodo per rafforzare la sicurezza del servizio sul territorio. Tra il 2024 e il 2036 la società prevede investimenti complessivi per 565 milioni di euro, con circa la metà delle risorse destinate al sistema degli acquedotti. In particolare, sono previsti 280 milioni di euro per aumentare la resilienza della rete e garantire maggiore continuità nell’approvvigionamento. 

Gli interventi interesseranno una rete acquedottistica di 4.179 chilometri nelle province di Novara e del Verbano-Cusio-Ossola. Le priorità indicate sono tre: ridurre le perdite idriche, aumentare l’interconnessione delle reti e diversificare le fonti di approvvigionamento. «La prima acqua da salvaguardare durante una siccità è quella che non disperdiamo», ha sottolineato Barbone, evidenziando come la riduzione delle dispersioni rappresenti uno degli strumenti più efficaci per affrontare la scarsità della risorsa. 

L’interconnessione degli acquedotti rappresenta un altro elemento strategico: collegare più fonti tra loro consente infatti di ridurre la dipendenza da singoli sistemi e limitare il ricorso a soluzioni emergenziali come il trasporto tramite autobotti. In caso di crisi idrica, una rete più integrata permette di distribuire meglio la disponibilità di acqua e aumentare la capacità di risposta del territorio. 

L’urgenza degli interventi emerge anche dai dati dell’emergenza in corso. Sul territorio servito da Acqua Novara VCO, dopo circa 60 giorni di gestione della siccità, 20 Comuni su 138 si trovavano in condizioni critiche. Per garantire la continuità dell’approvvigionamento sono stati necessari circa 300 mila euro di spesa per autobotti, pari a circa 700 viaggi. 

Una risposta che, però, resta solo temporanea. Come ha sottolineato Barbone, il ricorso alle autobotti consente di gestire l’emergenza nell’immediato, ma non risolve le fragilità strutturali del sistema. La strategia di lungo periodo passa quindi attraverso nuove infrastrutture, una maggiore integrazione delle fonti e una capacità di pianificazione coerente con un clima sempre più instabile. 

Nel Piemonte orientale, nei primi mesi dell’anno le precipitazioni si sono ridotte di quasi il 60%, mettendo sotto pressione molte fonti superficiali. Per questo motivo la prospettiva indicata è quella di un sistema più articolato, capace di combinare pozzi, fonti superficiali e bacini lacustri attraverso nuove opere di interconnessione e sistemi di presa dai laghi. La gestione dell’acqua si prepara quindi a diventare una delle grandi questioni strategiche dei prossimi decenni: non solo un tema ambientale, ma un fattore decisivo per la competitività economica, la sicurezza dei territori e la capacità del Paese di adattarsi ai cambiamenti climatici.

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