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Cronache
Nuove tragedie dell'immigrazione. Al largo della Libia oltre 250 morti

Venti i cadaveri recuperati: questo il primo bilancio fornito dall'ufficiale della Guardia costiera di Tripoli, Abdellatif Mohammed Ibrahim, ma se ne cercano ancora a decine. Tra i corpi ripescati, quello di un bambino con indosso un giubbotto salvagente e anche un neonato di 18 mesi. Ancora vittime tra i migranti in fuga dal nord Africa, dopo l'ultimo naufragio avvenuto davanti al litorale di al-Qarbouli, a 50 km (30 miglia) a est della capitale Tripoli, dove in mare sono stati trovati i resti del barcone in legno. Tra i primi a darne notizia, la tv satellitare araba Al Jazeera.

L'affondamento è avvenuto ieri sera ma solo in queste ore si delinea la portata della sciagura. Era un barcone con a bordo oltre 200 immigrati dai paesi dell'Africa sub sahariana e del quale si sono ben presto perse le tracce, al largo di Tripoli. Solo 16 persone sono state tratte in salvo ma circa 170 risulterebbero disperse. E a metà pomeriggio erano venti i cadaveri recuperati in mare. Le vittime sono in maggioranza somali ed eritrei.

E intanto sono stati in totale 1.373 gli immigrati recuperati nelle ultime ore dalla Marina militare nel Canale di Sicilia, in diversi interventi di salvataggio portati a termine nel quadro dell'operazione "Mare nostrum". E' stato recuperato anche un cadavere. I profughi sono tutti a bordo della fregata "Fasan", in attesa di essere sbarcati in un porto che dovrà essere indicato dal ministero dell'Interno.

Stamani la polizia giudiziaria di Ragusa ha anche arrestato tre egiziani, presunti scafisti delle imbarcazioni su cui viaggiavano i 200 immigrati approdati ieri mattina a Pozzallo dopo essere stati soccorsi da navi della Marina.  Sono stati individuati grazie alle testimonianze dei profughi. Dagli accertamenti sull'identità dei tre indagati eseguiti dalla polizia scientifica, è emerso che uno di loro era già stato fermato per lo stesso reato nel 2013 a Portopalo di Capo Passero (Siracusa). Sono 100 gli scafisti arrestati quest'anno dalla polizia di Ragusa.

E a Pozzallo sono giunti i 355 immigrati, fra cui 65 donne e 107 minori. Sul posto, la protezione civile, le forze dell'ordine e il personale sanitario. In azione un rimorchiatore della Guardia costiera. E' il secondo approdo nel giro di 24 ore, ieri erano sbarcate 200 persone di prevalente nazionalità siriana. La macchina organizzativa è già al lavoro per l'accoglienza dei nuovi approdati e in queste ore molti migranti arrivati ieri stanno per essere trasferiti da Pozzallo in altri centri di accoglienza.

Altri 512 immigrati sono stati recuperati nel Canale di Sicilia dalla nave militare "Fenice". Ultimati gli interventi di salvataggio in mattinata, la "Fenice" ha raggiunto la nave "Fasan" per trasbordare i profughi tratti in salvo.

Dall'inizio dell'anno potrebbero essere scomparse in mare almeno 2.000 persone - 250 delle quali su un barcone di cui non si hanno notizie da due mesi. A calcolarlo è don Mussie Zerai, sacerdote di origine eritrea che presiede in Italia l'agenzia Habeshia, che raccoglie e diffonde segnalazioni sulla sorte di migliaia di profughi e migranti finiti nella rete dei trafficanti di esseri umani. Un calcolo, il suo, che si basa proprio sulle segnalazioni - da parte di compagni di viaggio e familiari - di persone che hanno preso il mare e non si trovano più: nè nei centri di accoglienza in Italia o in Tunisia, nè in quelli di detenzione in Libia.

Tragedia a sud di Lampedusa: naufraga un gommone, 18 morti

Sono arrivati nel porto di Pozzallo intorno alle 17 i sopravvissuti dell'ultima tragedia del mare nel Canale di Sicilia che conta almeno 18 vittime ( tanti i cadaveri recuperati a bordo di un gommone semiaffondato) e probabilmente una decina di dispersi. Nuove vittime che vanno ad aggiungersi alle almeno 250 che hanno tragicamente finito il loro viaggio ad appena un chilometro dalla partenza da Tripoli con il rovesciamento e l'affondamento di un grosso peschereccio.

Le diciotto vittime del gommone intercettato dalla Marina militare italiana a 120 miglia  a sud di Lampedusa sono appena arrivate dunque a Pozzallo a bordo della nave Sirio sulla quale hanno viaggiato anche i 73 superstiti e altro 193 migranti che erano stati recuperati dal pattugliatore poco prima della segnalazione, da parte di un elicottero in ricognizione, del gommone alla deriva con decine di migranti in mare. Che si sono salvati salendo sulle zattere gonfiabili lanciate dall'alto prima dell'arrivo della nave Sirio.

Nelle prossime ore, i medici legali cercheranno di capire le cause della morte dei diciotto migranti i cui corpi sono stati ritrovati sul fondo del gommone a bordo del quale erano saliti in un centinaio. Il comandante della Sirio Marco Bilardi ha ipotizzato che le vittime, tutti uomini, possano essere morti intossicati dalle esalazioni tossiche di alcuni fusti di benzina che erano nel gommone. O forse disidratati. Ma non e' escluso che invece siano annegati e i corpi siano stati ripescati dai compagni di viaggio. Indicazioni in piu' si potranno avere nelle prossime ore quando gli uomini della squadra mobile di Pozzallo interrogheranno i superstiti che verranno ospitati nel centro di prima accoglienza. 

Sembra che fossero alla deriva da due giorni su un piccolo gommone ormai semiaffondato senza neanche un telefono funzionante con cui dare l'allarme e senza più una goccia d'acqua. E quando la nave Sirio della Marina militare li ha individuati, nel tardo pomeriggio di ieri, a 120 miglia a sud di Lampedusa, per diciotto di loro era ormai troppo tardi. I marinai che sono riusciti a trarre in salvo 73 migranti, alcuni dei quali in cattive condizioni, in stato di disidratazione ed ipotermia, hanno contato sul fondo di quel gommone, uno sull'altro, ben diciotto cadaveri, tutti di uomini. I superstiti, molti dei quali erano in acqua, si sono salvati aggrappandosi a delle zattere gonfiabili lanciate in mare da un elicottero dell'operazione Mare nostrum. i profughi hanno raccontato di essere partiti in cento dalla Libia, ci sarebbero dunque una decina di dispersi in mare.

Sono oltre 3.500 le uomini, le donne e i bambini salvati da venerdì nel canale di Sicilia dai mezzi della Marina Militare, della Guardia Costiera e dalle imbarcazioni civili.Di questo bilòancio fanno parte anche i 1.373 immigrati soccorsi nei giorni scorsi nel Canale di Sicilia che sono a bordo della nave Virgilio Fasan da poco attraccata al porto di Reggio Calabria.. A bordo dell'unità c'è anche il cadavere di un eritreo trovato cadavere su un barcone sul quale viaggiava insieme ad un gruppo di connazionali. Sono 1.014 uomini, 200 donne e 159 minori. Sono cominciate le operazioni di sbarco e I primi migranti che sono stati fatti scendere dalla nave sono quelli affetti da scabbia (una cinquantina di casi in tutto) che saranno sottoposti a trattamento terapeutico.

Successivamente si procederà allo sbarco degli altri immigrati. L'operazione è stata completata nella tarda mattinata. La maggioranza degli immigrati giunti a Reggio sono eritrei e siriani, mentre gli altri sono di varie nazionalità. Secondo il piano predisposto, 1.173 immigrati verranno condotti in altre regioni, mentre duecento saranno ospitati in due strutture messe a disposizione dal Comune di Reggio Calabria.

Le operazioni di soccorso della Guardia costiera a imbarcazioni di migranti in difficoltà non conosce soste. L'ultimo intervento ha permesso il salvataggio di 470 persone, stipate su due diversi gommoni che rischiavano di affondare. I migranti sono stati individuati dall'elicottero della nave Fasan della Marina Militare, in perlustrazione lungo le acque libiche, che ha informato la Centrale operativa di Roma. Sul punto la Guardia costiera italiana ha inviato le navi CP 905 "Peluso" e CP 403 "Fachin" che, dopo aver raggiunto le due unita' hanno provveduto a trarre in salvo tutti gli occupanti. Le due unità della Guardia costiera con a bordo i migranti, giungeranno a Porto Empedocle intorno alle 18 di oggi. Nel frattempo, al confine tra le acque  italiane e quelle maltesi, altri 300 migranti sono stati recuperati dalla CP 304 e dalla CP 323 della Guardia costiera, con l'ausilio di un pattugliatore maltese. Per uno di loro, bisognoso di cure mediche, è stato necessario l'intervento dell'elicottero Nemo della Guardia Costiera, decollato dalla base aeromobili di Catania.

Sul fronte politico, il ministro dell'Interno Angelino Alfano torna a bussare alla porta della Ue. "Solo i ciechi non vedono ciò che sta accadendo: più si aggrava il problema della frontiera del Mediterraneo più si capisce che Mare Nostrum dev'essere sostituita da un'azione europea". Lo ha detto, Alfano, in un'intervista al Corriere della Sera. "L'immigrazione illegale, - ha aggiunto -  ma anche e soprattutto la fuga da guerre e persecuzioni, che hanno come teatro il Mediterraneo, non sono una questione italiana: i migranti vogliono andare in Europa. Mare Nostrum nacque come un'operazione a tempo dopo la tragedia di Lampedusa. Ma non possiamo arrivare al secondo anniversario, al 18 ottobre 2015. O la questione viene presa in mano dall'Europa o l'Italia dovrà adottare le proprie decisioni. Purtroppo in Italia le parole di Salvini dimostrano che sta nascendo una brutta destra estrema che non ci piace per linguaggio, contenuti e riferimenti. Noi vogliamo risolvere il problema, altri no, per avere voti". E ancora: "Mare Nostrum ha salvato migliaia di vite umane. Occorre costruire una proposta alternativa alla quale sto lavorando. La sottoporrò al governo ma e' un tema che si pone soltanto dopo una eventuale risposta negativa dell'Unione europea riguardo il subentro a Mare Nostrum. Di certo non possiamo attendere a lungo".

 

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